Il Fomc non prevede un rientro all’inflazione target prima del 2029. I dati sulla crescita economica potrebbero indicare tempi ancora più lunghi. Payden&Rygel

La scorsa settimana la Federal Reserve ha alzato di 25 punti base il range del proprio tasso di riferimento, dopo averlo mantenuto invariato per nove mesi. Nel corso della conferenza stampa, il presidente Warsh ha ripetutamente richiamato il concetto di un “ritorno più tempestivo” dell’inflazione verso l’obiettivo del 2%, indicando nei tassi più elevati uno degli strumenti per favorire questo processo.
Tuttavia, alla luce delle proiezioni del FOMC, emergono alcune apparenti contraddizioni. Nonostante il rialzo dei tassi della scorsa settimana e un ulteriore intervento atteso entro dicembre, il Comitato non prevede che l’inflazione tornerà al 2% prima del 2029. Se tale scenario dovesse concretizzarsi, l’inflazione rimarrebbe al di sopra dell’obiettivo per ben otto anni. Al tempo stesso, come l’inflazione possa tornare al target, date la crescita ancora robusta e la tenuta del mercato del lavoro, non è chiaro.
Una possibile spiegazione risiede nella dispersione delle previsioni all’interno del FOMC: otto dei 18 policymaker ritengono infatti che nel 2027 possano essere necessari ulteriori rialzi dei tassi. Un’altra possibilità è che, come già avvenuto in passato, le proiezioni dei policymaker riflettano un auspicio più che una previsione consolidata.
Lo stesso Warsh ha riconosciuto che i rischi per l’inflazione rimangono orientati al rialzo, il che potrebbe rendere necessari ulteriori aumenti dei tassi. Nel complesso, il quadro suggerisce che il percorso di rientro dell’inflazione verso il 2% potrebbe rivelarsi più lungo e complesso di quanto la comunicazione della Fed lasci intendere.

