Il commento di Pimco, Amundi e Swisscanto in vista della riunione della Federal Reserve di questa settimana

Tiffany Wilding, economista di PIMCO commenta: “Kevin Warsh, presidente della Federal Reserve, presiederà la sua prima riunione di politica monetaria del Federal Open Market Committee (FOMC) il 16 e 17 giugno 2026 e la Fed pubblicherà il «Summary of Economic Projections» (SEP).”

Cosa significa? “La conferenza stampa e il SEP rappresenteranno la sua prima occasione per lasciare la propria impronta sulla comunicazione della Fed.
Warsh ha confermato che terrà una conferenza stampa in occasione della riunione di giugno, anche se resta da vedere se manterrà la cadenza di una conferenza a ogni riunione. Il passaggio a conferenze stampa trimestrali, che rappresenterebbe un ritorno alla prassi precedente al 2019, è un esito plausibile, anche se giugno è probabilmente troppo presto per un cambiamento di rotta.
Ci aspettiamo un cambiamento in senso hawkish nel SEP: un paio di “dot” relativi al 2026 che indicano rialzi entro la fine dell’anno, con la mediana che si attesta intorno a un’assenza di variazioni. Il rischio principale da monitorare è una discrepanza tra un comitato che tende a un approccio più restrittivo e un presidente il cui istinto sull’inflazione appare più costruttivo e, separatamente, la possibilità che Warsh si rifiuti di presentare i dot, in linea con la sua critica di lunga data alla forward guidance”, aggiunge Wilding.
“Prevediamo che il tasso di riferimento rimanga invariato nell’intervallo 3,50–3,75%. Il presidente Warsh ha espresso l’intenzione di ridurre il bilancio, ma questa riunione arriva troppo presto per qualsiasi cambiamento di politica monetaria e ci aspettiamo che mantenga un atteggiamento cauto sull’argomento durante la conferenza stampa, limitandosi probabilmente a sottolineare la necessità che la Fed riduca la propria presenza”, conclude Wilding

Alessia Berardi, Head of Global Macroeconomics, Amundi Investment Institute, commenta: “ L’attenzione non è tanto sui tassi ufficiali — che nessuno si aspetta vengano modificati — quanto sulla prima conferenza stampa di Kevin Warsh e su come riuscirà a conciliare le richieste del presidente Trump con quelle del mercato obbligazionario.
L’inflazione è in aumento e l’economia resta resiliente, in particolare perché il mercato del lavoro non mostra segnali di raffreddamento. Il possibile accordo con l’Iran potrebbe, per il momento, rendere più semplice questo equilibrio. È probabile che in conferenza stampa vengano poste domande anche sul bilancio della banca centrale, anche se difficilmente arriveranno risposte chiare.”
Roger Rüegg, Head of Multi-Asset Solution Zkb/Swisscanto, commenta: “Si tratta della prima riunione di politica monetaria da presidente della Fed, e la pressione è già elevata. A nostro avviso, nel bilanciamento tra il contenimento dell’inflazione e il sostegno all’attività economica, in questa fase prevale chiaramente il secondo obiettivo.

Anche il punto di partenza è molto diverso rispetto all’Eurozona. Con tassi d’interesse al 3,5%, contro il 2,25% europeo, l’orientamento della politica monetaria statunitense non può essere definito accomodante. A ciò si aggiunge quanto emerge dal Beige Book della Fed, che descrive un’economia sempre più polarizzata: la situazione delle famiglie a basso reddito continua a deteriorarsi, mentre quelle più benestanti beneficiano ancora di condizioni favorevoli.
È quindi probabile che Warsh ribadisca questa diagnosi nel corso della conferenza stampa e scelga di mantenere invariati i tassi d’interesse. Ci si attende inoltre che illustri più chiaramente le proprie priorità di politica monetaria. Dal nostro punto di vista, queste comprendono una minore enfasi sulla forward guidance e una riduzione dell’utilizzo del bilancio della Fed per gli acquisti di titoli del Tesoro. Un compito tutt’altro che semplice, soprattutto alla luce delle aspettative del governo. Nonostante l’ampio dibattito e la forte attenzione mediatica, continuiamo a prevedere che nel 2026 l’intervallo obiettivo per il tasso sui federal funds rimarrà invariato tra il 3,5% e il 3,75%.”

