Paolo Zanghieri, senior economist di Generali Investments

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Il dato sull’inflazione di agosto, risultato particolarmente robusto, ha fortemente spostato l’equilibrio a favore di un rialzo dei tassi da parte della Fed nella riunione di mercoledì. Nonostante l’avversione del presidente Warsh alla forward guidance, il segnale più importante per i mercati sarà capire come i membri del FOMC intendano procedere in futuro, attraverso il cosiddetto “dot plot”. Negli ultimi mesi, infatti, il Comitato è apparso sempre più diviso e i rischi al rialzo per l’inflazione continuano ad accumularsi.

Paolo Zanghieri

Dopo i toni restrittivi adottati da Warsh a Jackson Hole, aumentano le pressioni affinché chiarisca la funzione di reazione della Fed e il percorso atteso della politica monetaria. Il margine per deludere i mercati è ampio. Un messaggio prudente sul contrasto all’inflazione potrebbe accentuare lo sconto di credibilità incorporato nei titoli di Stato statunitensi, già emerso dopo il poco convincente programma di riacquisto del Tesoro americano. Al contrario, un forte richiamo ai rischi inflazionistici potrebbe alimentare le aspettative di un ciclo di ulteriori rialzi, spingendo al rialzo i rendimenti sulla parte breve della curva.

Una comunicazione scarna, come avvenuto nelle prime due riunioni presiedute da Warsh, riaccenderebbe invece l’incertezza sulla traiettoria della politica monetaria. I mercati osserveranno inoltre se il presidente continuerà a considerare temporaneo lo shock derivante dal petrolio, nonostante il rischio di un significativo trasferimento ai prezzi core, e quale sia la sua valutazione sul forte aumento dei prezzi dei beni collegati all’intelligenza artificiale.