L’importanza del contributo dei consumi alla crescita cinese è un dato assodato, legato anche alla volontà di un paese di cambiare il proprio modello di sviluppo e sganciarsi definitivamente dalla definizione che per tanti anni ha connotato la Cina come “la fabbrica del mondo”.

Hyomi Jie, gestrice del fondo FF China Consumer Fund di Fidelity International, offre alcuni spunti di riflessione su che cosa ci si dovrà attendere dal mercato e dall’economia per il prossimo anno.

Quali sono le sue attese per l’economia cinese nel 2023?

«Nel 2023 l’economia cinese dovrebbe risultare relativamente solida, grazie al sostegno della Banca centrale, al maggiore focus su crescita e stabilità e all’allentamento delle misure nel settore immobiliare. Qualsiasi cambiamento positivo nella politica zero-Covid del paese o nelle misure intraprese sul settore immobiliare potrebbe alimentare un rimbalzo del mercato e accelerare il ritmo della ripresa economica. Nonostante le crescenti sfide che la maggior parte dei paesi sviluppati deve affrontare (pressioni inflazionistiche, crisi energetica e rischi di recessione) riteniamo che la Cina si trovi in una posizione migliore nel breve termine. Dal punto di vista economico, la politica più favorevole della Banca centrale cinese e la maggiore attenzione rivolta alla ricerca di stabilità hanno reso la Cina più interessante agli occhi degli investitori internazionali che cercano di diversificare la loro esposizione. Dal Congresso del Partito è emerso chiaramente che la politica economica cinese manterrà la sua rotta e che per gli investitori giungeranno misure di sostegno più incisive dopo dicembre. Raccomandiamo, tuttavia, cautela, a causa delle tensioni geopolitiche e della volatilità dei mercati determinata dalla politica zero-Covid, come ha dimostrato la recente instabilità dei prezzi».

Che cosa potrebbe succedere nel settore immobiliare?

«Anche il real estate potrebbe registrare un rialzo. Se le autorità cinesi intensificassero le misure di allentamento in ambito immobiliare, ciò potrebbe stabilizzare il mercato e stimolare la domanda di alloggi a livello nazionale, con effetti a catena significativi. Questo segmento ricopre un ruolo fondamentale nell’economia cinese e influisce ampiamente sulla fiducia e sul comportamento dei consumatori, in particolare sulla spesa discrezionale. Se la flessione dell’immobiliare persistesse, gli effetti di contagio sull’economia in generale sarebbero altrettanto pronunciati».

Quali sono le dinamiche che intravede nel settore dei consumi?

«Nel settore dei consumi cinesi, l’autosufficienza e la sostituzione delle importazioni saranno temi importanti nei prossimi cinque anni, come sottolineato dai leader del paese. Per questa ragione, riteniamo che i brand nazionali e i prodotti e i servizi di consumo di fascia alta possano trarre vantaggio dall’accelerazione della localizzazione della catena di approvvigionamento in Cina. Il trend del potenziamento dell’offerta di fascia alta ha dimostrato resilienza, nonostante i recenti dati economici negativi, e continuerà a offrire opportunità strutturali a lungo termine. Inoltre, riteniamo che la crescita delle città secondarie sarà più equilibrata, grazie al miglioramento della copertura previdenziale delle popolazioni urbane e rurali. Questa ridistribuzione della ricchezza potrebbe favorire l’obiettivo del governo di una crescita più qualitativa e inclusiva attraverso agevolazioni fiscali e/o sussidi diretti. Per quanto riguarda i rischi, dato il ridimensionamento delle aspettative sugli utili, le società potrebbero ridurre le spese di marketing. Nel 2023 continueremo a concentrarci su ambiti con ingenti politiche di sostegno e meno influenzate da rischi normativi e geopolitici. Inoltre, proseguiremo a cercare singole realtà imprenditoriali con dati finanziari solidi e aspettative di crescita di qualità».

Come declinate il tema della sostenibilità nelle vostre scelte di investimento nell’ambito dei consumi?

«Per quanto riguarda la strategia, il fondo che gestisco investe principalmente nei settori dei servizi di comunicazione e dei beni di consumo discrezionali. Per natura, questi comparti non consumano molta energia, pertanto presentano emissioni di carbonio inferiori rispetto al mercato generale. Prevediamo che la crescente domanda di sostenibilità farà da traino agli investimenti della strategia. Sia i consumatori, sia il management delle società puntano sempre più a risultati sostenibili. I mercati dei capitali mostrano maggiore interesse per le imprese con migliori credenziali in fatto di sostenibilità, creando un circolo virtuoso che aumenta l’engagement e migliora le informative. Tutto ciò, a nostro avviso, favorirà la performance delle imprese nel lungo periodo».

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