Articolo tratto da Asset Intelligence – Il Quotidiano fatto con l’AI

high yield

Il comparto che l’anno scorso valeva la metà del sogno americano ha perso un quarto del suo valore. Ma dietro l’etichetta convivono due mondi che si sono mossi in direzioni opposte e il fondo che tutti usano per misurarli non ne racconta bene nessuno dei due.

Negli ultimi 12 mesi il software americano ha vissuto quella che la stampa d’oltre oceano ha battezzato, con la consueta sobrietà, la SaaSpocalypse. L’argomento è semplice e per questo micidiale: se l’intelligenza artificiale scrive il codice, compila i moduli, gestisce il ticket e risponde al cliente, chi comprerà ancora il programma che faceva quelle cose? Il risparmio gestito ha reagito come reagisce sempre di fronte a una domanda cui non sa rispondere: vendendo.

Ma la domanda che ci interessa non è se avesse ragione. È se sapesse che cosa stava vendendo. Perché “software”, come categoria d’investimento, è una parola che copre almeno due industrie diverse, con due modelli di ricavo diversi, esposte all’intelligenza artificiale in modi diametralmente opposti. E i numeri lo dicono con una chiarezza che raramente si trova nei mercati.

Due panieri con lo stesso cognome

La classificazione settoriale globale, quella che ordina le società quotate in settori e sotto-settori e che ogni gestore usa come mappa, divide il software in due caselle.

Systems Software è il club ristretto: circa 70 società americane. Ci sono i sistemi operativi e i database (Microsoft, Oracle) e c’è, per una scelta classificatoria che sorprende molti, tutto il blocco della sicurezza informatica: Palo Alto Networks, CrowdStrike, Fortinet, Zscaler, Check Point, CyberArk, Qualys. È il livello infrastrutturale, quello su cui gli altri programmi girano e che li protegge.

Application Software è la folla: oltre 350 società. È il software che l’utente finale vede e usa. Salesforce per le vendite, Adobe per la grafica, Intuit per le tasse, Autodesk per la progettazione, Tyler Technologies per le amministrazioni pubbliche, Guidewire per le assicurazioni. È il SaaS cui tutti pensano quando dicono “software”.

Ora i risultati, e sono di quelli che si commentano da soli.

3 mesi

12 mesi

Application Software +2,7% −24,3%
Systems Software +15,4% −6,3%

Aggregati di capitalizzazione delle società americane quotate, dati al 6 agosto 2026.

Diciotto punti di divario in un anno. Diciotto punti fra due comparti che il risparmiatore medio, e diciamolo, anche parecchi consulenti, considerano la stessa cosa.

Perché il divario è così largo

La prima spiegazione è anche la più solida, e non ha niente a che vedere con la psicologia dei mercati. Ha a che vedere con il modo in cui si emette una fattura. Il software applicativo si vende quasi sempre a postazione: tante licenze quanti sono gli impiegati che lo usano. È un modello che ha funzionato splendidamente per 20 anni e che ha un unico difetto: presuppone che gli impiegati ci siano. Se un agente automatico fa il lavoro di tre persone, le postazioni diventano una. Non serve credere che l’intelligenza artificiale sostituirà il software: basta che riduca il numero di teste che lo usano, e il fatturato si contrae per pura aritmetica contabile.

L’infrastruttura, al contrario, si vende in larga misura a consumo: capacità di calcolo, spazio di archiviazione, interrogazioni al database. Qui l’agente automatico non è una minaccia, è un cliente. Lavora 24 ore al giorno, non va in ferie e consuma molto più di un umano. La stessa tecnologia che erode il primo modello alimenta il secondo.

La seconda ragione riguarda la sicurezza informatica, che, come abbiamo visto, è contabilizzata dentro Systems Software e ne rappresenta una quota decisiva. Qui il ragionamento sull’AI si capovolge completamente: più sistemi autonomi significa più superficie d’attacco, più identità digitali da governare, più traffico da ispezionare. È l’unica sacca del software in cui l’intelligenza artificiale genera domanda invece di eroderla. Palo Alto Networks ha guadagnato circa il 110% in 12 mesi; CrowdStrike circa l’86%.

La terza ragione è meno nobile, ma va detta, perché chi legge i numeri per mestiere se ne accorgerebbe comunque: i due panieri non hanno la stessa taglia. Trecentocinquanta società contro 70 significa che Application Software trascina una lunga coda di aziende medie e piccole, ad alto multiplo e bassa liquidità, che in una fase di compressione delle valutazioni cade prima e cade più forte. Una parte del divario è effetto dimensionale, non fenomeno industriale. Quanta parte, onestamente, non siamo in grado di dirlo con precisione.

E c’è un quarto elemento, che è un difetto della mappa più che del territorio. La classificazione settoriale non è un bisturi perfetto: dentro le caselle del software finiscono società la cui attività principale è tutt’altro: veicoli finanziari costruiti per detenere criptovalute, operatori di data center per il calcolo intensivo. Non sono anomalie sufficienti a ribaltare un divario di 18 punti, ma sono un promemoria salutare: anche gli strumenti che usiamo per correggere le semplificazioni contengono, a loro volta, delle semplificazioni.

Il rimbalzo dei tre mesi, e cosa nasconde

Negli ultimi tre mesi Systems Software ha guadagnato il 15,4%. È una ripresa spettacolare e ha cause identificabili: una stagione di trimestrali forte (Microsoft ha battuto le attese trainata dal cloud e dagli assistenti automatici, Palo Alto Networks è tornata vicino ai massimi di periodo) e un intervento pubblico dell’amministratore delegato di Nvidia, Jensen Huang, che a inizio giugno ha smontato frontalmente la tesi secondo cui l’intelligenza artificiale eroderebbe il software. Il comparto ha recuperato da lì. Ma quel −6,3% a 12 mesi merita una lettura più attenta, perché è la media di due estremi che si elidono.
Da un lato Palo Alto Networks a +110% e CrowdStrike a +86%. Dall’altro Oracle a −44% e Microsoft a −7%.

Non è vero, dunque, che “l’infrastruttura ha tenuto”. È vero che la sicurezza informatica è esplosa, mentre l’infrastruttura pesante crollava, e che il saldo fra i due movimenti è modestamente negativo. Chi scrivesse che Systems Software ha resistito direbbe una cosa formalmente esatta e sostanzialmente fuorviante. È il genere di media che nasconde più di quanto riveli e vale la pena ricordarlo ogni volta che un indice ci consola.

La faglia vera non è dove pensavamo

A questo punto la storia sembrerebbe chiusa: infrastruttura e sicurezza da una parte, applicativo dall’altra. Solo che dentro Application Software, il paniere presunto perdente, c’è un dato che rompe lo schema: Datadog, +107% in 12 mesi. Datadog fa osservabilità, sorveglia come si comportano i sistemi informatici e fattura a volume di dati ingeriti. Non a postazione. A consumo. Nella stessa casella, Intuit perde il 58%. Intuit fa software per la dichiarazione dei redditi: il caso di scuola dell’attività che un agente automatico può svolgere al posto tuo, venduta a chi quell’agente potrebbe non assumere più. Due società nello stesso sotto-settore, separate da 165 punti percentuali. Se la tassonomia fosse la spiegazione, tutto ciò non dovrebbe accadere.

La conclusione, allora, è più scomoda e più interessante di quella da cui eravamo partiti. La linea di faglia non passa tra software applicativo e software di sistema. Passa tra chi fattura a postazione e chi fattura a consumo. La classificazione settoriale approssima quella distinzione, e la approssima abbastanza bene da produrre un divario di 18 punti, ma non è quella distinzione. È una proxy, non la cosa.

Le performance riportate si riferiscono ai 12 mesi e ai tre mesi conclusi il 6 agosto 2026 e sono espresse in dollari statunitensi. Per un investitore in euro il quadro cambia: nell’ultimo biennio il dollaro ha perso circa sei punti contro la moneta unica.