Il sistema che regola l’energia a livello planetario presenta riserve sempre più ridotte e quindi particolarmente vulnerabile anche a shock relativamente piccoli. Alberto Tocchio, head of Global Equity and Thematics, Kairos Partners

gas naturale

Purtroppo, nelle ultime settimane siamo andati esattamente in quella direzione. I prezzi del petrolio hanno continuato a salire in seguito a un quasi completo blocco delle forniture dal Medio Oriente. Ai passaggi ormai ridottissimi attraverso lo Stretto di Hormuz si è aggiunta la chiusura dell’oleodotto saudita East-West dopo gli attacchi subiti, mentre anche lo sbocco sul Mar Rosso è fortemente penalizzato dall’attività degli Houthi. Nel complesso, stiamo parlando di una quota enorme dell’offerta mondiale che oggi risulta direttamente o indirettamente sotto pressione.

Il problema ancora più interessante non è necessariamente il greggio. Sono i prodotti raffinati. Diesel, carburante per aerei, gasolio da riscaldamento e gas stanno mostrando tensioni molto più accentuate. Il gas europeo è salito del 100% in meno di tre mesi. In California il diesel è arrivato praticamente al limite fisico dei display dei distributori, 9 dollari e 99 centesimi al gallone, dopo un aumento di circa il 25% in appena due settimane.

In Europa abbiamo inoltre uno dei segnali più interessanti di tutto il mercato energetico: il differenziale tra il contratto del gas con scadenza a fine anno e quello dell’estate prossima è arrivato a circa 25 euro, contro appena 3 o 4 euro negli ultimi inverni. È il mercato che ci sta dicendo quanto sia diventato prezioso avere gas disponibile durante i prossimi mesi, perché l’Europa sta cercando di ricostituire riserve partendo da livelli particolarmente bassi.

E poi c’è la Russia che rappresentava circa il 10% dell’offerta esportabile globale di diesel. Se prima dell’embargo, l’Europa importava da Mosca circa la metà del proprio fabbisogno esterno, nelle ultime settimane, gli attacchi alle raffinerie russe hanno ridotto ulteriormente, fino a circa l’80%, le esportazioni russe di diesel. Quindi continuiamo a chiudere rubinetti di offerta in un mercato che era già estremamente tirato.

A questo va aggiunta la logistica. Scarsità di petroliere, maggior rischio geopolitico, premi assicurativi più elevati e rotte più lunghe stanno trasformando lo shipping in una componente vera e propria del prezzo del petrolio. Su alcune tratte il solo costo del trasporto può aggiungere fino a 20 dollari per barile.