I recenti dati sulla crescita suggeriscono che l’economia tedesca sta performando meglio di quanto il sentiment prevalente lasci intendere. Stefan Hoops, CEO, e Vincenzo Vedda, CIO, DWS

La percezione pubblica suggerisce che l’economia tedesca resti ancora segnata dalle crisi degli ultimi anni. La crisi energetica, lo shock inflazionistico e la prolungata debolezza del settore industriale hanno tutti pesato gravemente sulla fiducia. Tuttavia, gli ultimi dati raccontano una storia più incoraggiante. L’economia tedesca è cresciuta nel primo semestre del 2026, dimostrandosi notevolmente resiliente sia al conflitto in Iran sia al forte rialzo dei prezzi energetici. Allo stesso tempo, una serie di indicatori anticipatori indica un ulteriore miglioramento dell’attività economica. Le indagini congiunturali si sono rafforzate, gli ordinativi industriali sono in fase di recupero e i mercati finanziari mostrano pochi segnali di un’economia in crisi.
Ciò non significa che le note criticità della Germania siano state risolte. Ciononostante, gran parte delle evidenze più recenti suggerisce che la realtà economica sia meno negativa di quanto il dibattito pubblico spesso lasci intendere. La Germania non sta vivendo un boom, ma l’economia si sta dimostrando più resiliente di quanto la sua reputazione farebbe pensare. Se l’agenda di riforme del governo federale, pubblicata a luglio, venisse attuata integralmente, l’attuale ripresa ciclica potrebbe essere rafforzata da un miglioramento del sentiment e, nel più lungo periodo, da condizioni più favorevoli sul lato dell’offerta.
La debolezza del sentiment non è nata senza motivo. La crisi energetica, lo shock inflazionistico, le tensioni geopolitiche e il prolungato calo del settore manifatturiero hanno tutti lasciato un segno duraturo sulla fiducia sia delle imprese sia dei consumatori. A differenza dei precedenti rallentamenti ciclici, non si è trattato di un breve periodo di debolezza, ma di un processo di adattamento pluriennale. In questo contesto, non sorprende che il sentiment abbia faticato a recuperare.
Forse il vero enigma riguardante l’economia tedesca oggi non risiede nei dati, ma nel modo in cui questi dati vengono percepiti. Sebbene i nuovi indicatori economici abbiano ripetutamente segnalato una stabilizzazione, l’opinione pubblica continua a essere condizionata dalle esperienze degli ultimi anni. Questo sembra essere particolarmente vero in Germania. Il dibattito pubblico resta fortemente concentrato sulle criticità emerse durante gli anni di crisi, anche mentre molti indicatori attuali suggeriscono condizioni in miglioramento. Allo stesso tempo, la debolezza ciclica viene spesso interpretata come prova di un declino strutturale più profondo. La distinzione tra il percorso di crescita di lungo periodo di un’economia e le fluttuazioni cicliche attorno a tale tendenza risulta spesso poco chiara.
I mercati finanziari non vedono alcuna crisi
È interessante notare che questo divario tra percezione e realtà è particolarmente visibile nei mercati finanziari. Ogni giorno, gli investitori rivalutano le prospettive economiche dei paesi attraverso i prezzi degli asset. Se la Germania si stesse davvero avviando verso una grave crisi economica, ciò si rifletterebbe prima o poi in costi di finanziamento più elevati o in un deterioramento della qualità creditizia percepita. Finora, nessuno dei due sviluppi si è materializzato.
Il costo per assicurare il debito pubblico tedesco contro il rischio di default, misurato attraverso i credit default swap (CDS), resta tra i più bassi al mondo. A circa nove punti base, gli spread dei CDS tedeschi sono ampiamente inferiori a quelli di molte altre grandi economie avanzate. I mercati finanziari continuano quindi a considerare il merito di credito della Germania come eccezionalmente solido.
Anche i mercati obbligazionari raccontano una storia simile. Dopo i timori temporanei di stagflazione innescati dal conflitto in Iran, le aspettative degli investitori sono migliorate in modo marcato. Dall’inizio di luglio, sia le aspettative di inflazione sia i rendimenti reali dei titoli di stato tedeschi sono aumentati. Questi ultimi hanno recentemente raggiunto il livello più alto dal 2011. Un tale andamento è tipicamente associato non a un’economia in contrazione, ma ad aspettative di prospettive di crescita più stabili.
Più di una semplice questione di sentiment
Esiste anche un altro fattore che resta sottovalutato nel dibattito pubblico. La Germania sembra essere entrata in un ciclo di investimenti insolitamente lungo. La spesa su larga scala in infrastrutture, difesa, reti energetiche, digitalizzazione e modernizzazione industriale richiederà risorse considerevoli nei prossimi anni. Molti di questi investimenti sono ancora nelle fasi iniziali e sono quindi riflessi solo parzialmente negli attuali dati di crescita. Allo stesso tempo, stanno contribuendo a un graduale miglioramento delle aspettative aziendali in materia di investimenti e assunzioni.
Nulla di tutto ciò suggerisce che le criticità fondamentali della Germania siano scomparse. Il paese deve ancora affrontare compiti importanti, dalla gestione delle pressioni demografiche al rafforzamento della competitività, fino alla modernizzazione delle proprie infrastrutture. Esiste tuttavia una differenza cruciale tra riconoscere queste criticità e concludere che l’economia sia in crisi. I dati sostengono sempre più la prima interpretazione, piuttosto che la seconda.
La Germania non sta vivendo un boom economico. La crescita resta moderata, le criticità strutturali persistono e alcune debolezze sono destinate a rimanere per anni ancora. Tuttavia, si stanno accumulando anche evidenze secondo cui la realtà economica appare considerevolmente migliore di quanto il sentiment pubblico suggerisca. I recenti dati sulla crescita, il miglioramento degli indicatori anticipatori, la resilienza dell’economia durante il conflitto in Iran e i segnali provenienti dai mercati finanziari indicano tutti un’economia più adattabile e resiliente di quanto la sua reputazione farebbe pensare. L’agenda di riforme del governo federale, sebbene non ancora adottata, fornisce ulteriori prove del fatto che la Germania potrebbe essere più capace di cambiamento di quanto molti osservatori, sia all’estero sia in patria, spesso ritengano.
Forse questa è la conclusione più sorprendente del 2026: non è l’economia ad essere stata eccessivamente ottimista, ma il sentiment a essere stato eccessivamente pessimista.

