Muse, l’agente AI di Meta, affonda Schwab e Allstate: il mercato comincia a prezzare la fine dell’inerzia dei clienti. Ma non tutto il ribasso di martedì porta la firma dell’intelligenza artificiale

Ogni banca, ogni assicurazione, ogni operatore telefonico ha un alleato che non compare in nessuna voce di bilancio: il cliente che non ha voglia. Non confronta, non disdice, non sposta i soldi. Rinnova. Martedì 22 settembre Wall Street ha cominciato a chiedersi che cosa succede quando delle bollette non si occupa più lui, ma un software che non si stanca mai.
Il software si chiama Muse, l’agente personale lanciato da Meta l’8 settembre: non conversa, esegue. Scrive email, prenota, compila moduli, compra. Il livello gratuito concede 100 milioni di token a settimana. Secondo Citrini Research ha superato le 700.000 installazioni il primo giorno. Tanto è bastato perché il paniere di titoli «a inerzia del consumatore» di Goldman Sachs perdesse il 2,6% in una seduta, la peggiore da febbraio, come ha riportato Bloomberg.
Rotazione, non crollo
Le chiusure raccontano una rotazione più che un crollo. L’S&P 500 ha terminato a 7.764,64 punti, invariato; il Dow Jones ha ceduto lo 0,36% a 51.863,69; il Nasdaq ha aggiornato il record a 27.244,28 (+0,45%). Il conto lo hanno pagato i finanziari. Charles Schwab ha chiuso a 100,35 dollari (-6,11%), con 16,92 milioni di azioni scambiate, più del triplo della vigilia. Allstate ha lasciato il 5,50% a 229,50 dollari.
Perché proprio Schwab? La risposta più convincente la offre Citrini nel rapporto “Agentic Reality”, uscito lo stesso giorno: quanto margine d’interesse nasce dalla liquidità dimenticata su conti che non rendono nulla, e che nessuno si è mai preso la briga di spostare su un fondo monetario? Un agente quella briga se la prende gratis.
Il prezzo dell’inerzia
Che l’inerzia abbia un prezzo lo ha già certificato un regolatore. Nel Regno Unito la Financial Conduct Authority ha vietato alle compagnie auto e casa di fare pagare a chi rinnova più di quanto chiedono a un nuovo cliente, stimando 4,2 miliardi di sterline di risparmi in 10 anni. A Londra è servita una norma. Domani potrebbe bastare un’app.
Prima di celebrare il funerale della pigrizia, però, conviene guardare il calendario. Il 17 settembre Allstate aveva annunciato 748 milioni di dollari di perdite catastrofali per il solo agosto. Il 16 la Federal Reserve aveva alzato i tassi per la prima volta dal 2023, e Schwab quel giorno aveva già perso il 2,44%. Il mercato aveva più di un motivo per vendere; Muse gli ha offerto il più raccontabile.
Un paradosso
Il paradosso non finisce qui. Meta, balzata dell’11% lunedì secondo Bloomberg, martedì ha chiuso in calo dello 0,63%. E Goldman Sachs, che ha confezionato il paniere dei perdenti, indica come primo ostacolo alla diffusione di Muse i timori dei consumatori su privacy e sicurezza dei dati. Un agente che sbaglia una prenotazione su dieci non scalfisce l’abitudine di nessuno.
La stessa Citrini ammette che ogni ondata di vendite segue la regola del vendere prima e chiedere poi. La domanda, però, resta sul tavolo: quanta parte degli utili di oggi è rendita da attrito? Per chi la incassa, la pigrizia dei clienti potrebbe smettere di essere un attivo invisibile e diventare un costo.

