Magdalene Teo, Fixed Income Research Asia, Julius Baer

I titoli di stato giapponesi (JGB) hanno registrato ieri un rialzo del prezzo, in un contesto di calo dei prezzi del petrolio greggio questa settimana, alimentato dalle speranze di un accordo tra Iran e Stati Uniti. Prima di tali avvenimenti, i JGB avevano subito nel corso dell’ultimo mese una vendita generalizzata, ad un ritmo più sostenuto rispetto ai loro omologhi globali, a causa sia delle pressioni inflazionistiche nel Paese sia delle preoccupazioni che la Banca del Giappone potesse restare indietro nella lotta all’inflazione.
Una riapertura dello Stretto di Hormuz abbasserebbe le aspettative di inflazione, contribuirebbe a sostenere lo yen (JPY) e determinerebbe un appiattimento della curva dei rendimenti dei JGB al di sotto dei 100 punti base, rispetto agli attuali 133.
Mentre Stati Uniti e Iran si avvicinavano a un accordo, lo JPY si è rafforzato nei confronti del dollaro statunitense, chiudendo nella giornata di ieri a 158,91 (-0,17%), con il venir meno dell’attrattiva del dollaro come valuta di rifugio.
Il greggio Brent è sceso di oltre il 7,44%, a 96,14 dollari al barile alla chiusura del mercato di ieri, dopo che funzionari americani hanno segnalato che gli Stati Uniti sono vicini a un accordo con l’Iran per riaprire lo Stretto di Hormuz e ripristinare i flussi petroliferi.

Questa mattina (26 Maggio), tuttavia, i prezzi del petrolio hanno rimbalzato in seguito a notizie di attacchi statunitensi a siti in Iran, mentre il dollaro si è rafforzato con il mercato tornato cauto riguardo all’accordo.
Il dollaro statunitense si è rafforzato nei confronti della maggior parte delle valute del G10 dall’inizio del conflitto in Medio Oriente. Un accordo per la riapertura dello Stretto ridurrebbe l’attrattiva del dollaro come valuta di rifugio, man mano che le aspettative di inflazione calano a livello globale. L’Asia, e il Giappone in particolare, trarrebbe grandi benefici dalla riapertura dello Stretto, considerato che l’87% del petrolio trasportato attraverso di esso lo scorso anno era diretto in Asia.
Tuttavia, il calo del dollaro potrebbe risultare limitato, date le pressioni inflazionistiche negli Stati Uniti. L’overnight index swap (OIS) di Bloomberg indica una probabilità del 76,1% (alle 9:30 di oggi, ora di Singapore) che la Fed implementi un rialzo dei tassi di 25 punti base entro la fine dell’anno. I rendimenti reali potrebbero rimanere elevati anche al calare dei prezzi del petrolio, a causa delle preoccupazioni sulla sostenibilità del debito e sull’equilibrio tra offerta e domanda di titoli del Tesoro.
Prima di questa notizia, la pressione ribassista sullo JPY aveva spinto il cambio USD/JPY vicino alla soglia di 160 nel corso di diverse settimane (inclusa l’ultima settimana di aprile), prima che un presunto intervento valutario lo riportasse al di sotto di quota 159. Un accordo tra Statu Uniti ed Iran dovrebbe risultare favorevole per i JGB, in considerazione delle minori aspettative di inflazione e della pressione sulla BoJ affinché alzi i tassi di interesse già a partire da giugno.
I JGB sono stati oggetto di vendite nell’ultimo mese, con rendimenti in rialzo sull’intera curva. Il balzo dei rendimenti dei JGB è stato più marcato rispetto ai Treasury statunitensi, a causa di fattori locali quali pressioni strutturali sui prezzi, preoccupazioni fiscali e timori che la Banca del Giappone stia perdendo terreno nella lotta all’inflazione.
Le preoccupazioni che il Governo possa aumentare l’offerta di JGB per finanziare il bilancio straordinario hanno inoltre contribuito a un incremento del premio a termine. Fino a venerdì scorso, la curva aveva mostrato un bear steepening, con il tratto a breve relativamente ancorato e movimenti più marcati sul tratto a lungo termine.
I segmenti a 10, 20 e 30 anni hanno registrato i movimenti più ampi, compresi tra 31 e 38 punti base. Il rendimento del JGB trentennale è ora tornato al di sotto del 4%, dopo aver superato la soglia psicologica del 4% il 15 maggio 2026, quando gli investitori esteri si erano ritirati dai JGB a lunghissima scadenza.
Il Primo Ministro giapponese Sanae Takaichi ha da allora rassicurato il mercato che il bilancio straordinario ha lo scopo di ammortizzare l’impatto delle tensioni nel Golfo, piuttosto che stimolare l’economia. Ha aggiunto che il Governo finanzierà il bilancio straordinario senza aumentare l’emissione di titoli su base calendario. Anche le compagnie di assicurazione vita giapponesi, storicamente tra i maggiori acquirenti, hanno ridotto gli acquisti, nonostante abbiano dichiarato che aumenteranno le loro posizioni obbligazionarie nell’anno fiscale 2026 man mano che i rendimenti a lungo termine salgono.

