Magdalene Teo, Fixed Income Analyst Asia, Julius Baer

I rendimenti dei JGB continuano a salire poiché gli investitori esteri ritengono che la remunerazione offerta dai titoli di Stato giapponesi sia inadeguata e richiedono ora premi a termine più elevati, soprattutto sulle scadenze più lunghe. I rendimenti sono aumentati nonostante la precedente riapertura dello Stretto di Hormuz, che potrebbe ridurre i premi a termine sui JGB poiché il governo potrebbe non dover utilizzare l’intero bilancio aggiuntivo destinato ad attenuare gli effetti dell’aumento dei prezzi dell’energia.
Lo yen è stato scambiato vicino al minimo degli ultimi quattro decenni e continuerà a essere utilizzato come valuta di carry se il differenziale di rendimento tra i Treasury statunitensi e quelli giapponesi è destinato ad aumentare. Il mercato ha già scontato un rialzo dei tassi da parte della Fed a settembre di quest’anno, mentre i contratti swap indicano una probabilità del 92% di un aumento dei tassi da parte della Bank of Japan a dicembre.
Lo JPY si è indebolito fino a toccare un minimo di quattro decenni il 18 giugno della scorsa settimana, nonostante la decisione della Bank of Japan (BoJ) di aumentare i tassi appena due giorni prima. Giovedì scorso lo yen è sceso fino a 161,81 contro il dollaro. Il commento neutrale della BoJ ha fornito scarso sostegno allo JPY e la sua debolezza ha coinciso con un generale rafforzamento del dollaro statunitense dopo che il nuovo presidente della Fed, Kevin Warsh, ha dichiarato che la banca centrale non tollererà un’inflazione elevata.
Il dollaro USA continua oggi a registrare un andamento molto positivo (USD/JPY in rialzo dello 0,17%) a 161,49, segnando il rialzo più consistente su due giorni degli ultimi tre mesi sulla base delle aspettative che la Fed possa aumentare i tassi di interesse già a settembre di quest’anno. In seguito all’ultimo indebolimento dello yen, la ministra delle Finanze giapponese, Satsuki Katayama, ha avvertito gli operatori giovedì scorso che il governo potrebbe adottare misure decise contro i movimenti speculativi. Le dichiarazioni di Katayama della scorsa settimana hanno contribuito a riportare lo yen vicino a quota 161 rispetto al dollaro giovedì scorso, ma la valuta resta comunque più debole rispetto ai livelli osservati quando il governo era intervenuto l’ultima volta all’inizio di maggio. Katayama ha ribadito che il governo adotterà misure appropriate sul mercato valutario.
Si sospetta che il governo sia intervenuto sul mercato dei cambi il 27 maggio, dopo un precedente intervento a fine aprile, spendendo la cifra record di 11,73 trilioni di yen (72,8 miliardi di dollari), secondo Bloomberg. L’operazione era seguita al deprezzamento dello yen fino a 160,72 per dollaro.
L’intervento aveva contribuito a riportare la valuta giapponese verso quota 155 durante le festività della Golden Week. Per finanziare l’operazione, il governo avrebbe probabilmente venduto attività estere, inclusi Treasury statunitensi (UST). I rendimenti dei JGB a più lunga scadenza continuano a salire poiché le compagnie assicurative locali evitano di investire in tali titoli per timore di una perdita di valore. Secondo Bloomberg, nella settimana conclusasi il 12 giugno gli investitori esteri hanno venduto obbligazioni per un ammontare netto di 0,531 trilioni di yen e azioni per 0,796 trilioni di yen nello stesso periodo.
Gli investitori stranieri ritengono che la remunerazione offerta dai JGB sia troppo bassa rispetto a quella di titoli simili. Nel frattempo, i dati pubblicati la scorsa settimana hanno mostrato che l’indice nazionale dei prezzi al consumo (CPI) è rimasto stabile a maggio, anche grazie ai sussidi governativi che hanno contenuto i prezzi dell’energia. Attendiamo il rapporto sul CPI di Tokyo relativo al mese di giugno, che probabilmente mostrerà un’accelerazione dell’inflazione core, poiché le imprese hanno trasferito sui consumatori l’aumento dei costi del lavoro e i prezzi delle importazioni, gonfiati dalla debolezza dello yen.

