Cosa deve cambiare per innescare un indeolimento dello yen e quali le implicazioni per gli investitori. Michael Siviter, Senior Portfolio Manager di Invesco

Yen

Un intervento storico

Il Giappone ha recentemente effettuato il più ampio intervento sul mercato valutario dal 2011, con il Ministero delle Finanze che, insieme al Tesoro statunitense, avrebbe venduto miliardi di dollari statunitensi ed euro contro lo yen.

La reazione iniziale del mercato è apparsa incoraggiante. Lo yen si è rafforzato nei confronti del dollaro statunitense e dell’euro. Tuttavia, il movimento ha rapidamente perso slancio e gran parte dei guadagni è stata successivamente riassorbita. Per gli investitori, questo andamento ha evidenziato una realtà ben nota: gli interventi possono influenzare il tasso di cambio nel breve periodo, ma sono molto meno efficaci nel modificare le dinamiche di fondo del mercato.

La parziale inversione del movimento ha ricordato come persino interventi di entità eccezionalmente elevata incontrino difficoltà nel contrastare le forze macroeconomiche che determinano i flussi di capitale e il comportamento degli investitori.

 Cosa deve cambiare?

Affinché lo yen possa rafforzarsi in modo sostenibile, a nostro avviso, l’attuale combinazione di politiche e condizioni macroeconomiche deve evolvere.

Soprattutto, i mercati devono osservare una riduzione dei differenziali dei tassi di interesse. Ciò potrebbe avvenire attraverso:

Un inasprimento più deciso della politica monetaria da parte della BoJ

Una riduzione delle aspettative sui tassi di riferimento negli Stati Uniti e negli altri mercati sviluppati

Un rallentamento della crescita globale, che riduca la domanda di attività estere caratterizzate da rendimenti più elevati

Implicazioni per gli investitori obbligazionari

A nostro avviso, per gli investitori obbligazionari, l’evoluzione dello yen rimane fondamentalmente legata alla direzione relativa delle politiche monetarie, più che agli interventi sul mercato valutario. Il recente intervento ha dimostrato la preoccupazione dei responsabili delle politiche economiche per la debolezza dello yen, ma non ha modificato i fattori di fondo che ne determinano l’andamento.

Una ripresa sostenibile dello yen richiederebbe probabilmente un restringimento del differenziale dei tassi di interesse, determinato da una combinazione di una politica monetaria più restrittiva da parte della BoJ e di aspettative di tassi più bassi negli Stati Uniti e in Europa, da flussi istituzionali favorevoli e da una moderazione della crescita globale e del sentiment verso il rischio. Il più ampio dibattito sulla dominanza fiscale aggiunge un ulteriore livello di complessità.

Stiamo valutando sempre più non solo se la BoJ inasprirà la politica monetaria, ma anche se la politica monetaria possa rimanere sufficientemente restrittiva di fronte a un’ambiziosa agenda fiscale orientata alla crescita. In definitiva, il futuro dello yen dipenderà probabilmente meno dall’entità degli interventi del Giappone e più dalla capacità di convincere i mercati che il policy mix giapponese sta effettivamente cambiando.

Fino a quando tali condizioni non si concretizzeranno, è probabile che la valuta continui a essere soggetta a pressioni strutturali, rendendo la riunione della BoJ di settembre un importante catalizzatore nel breve periodo per i mercati globali dei tassi e delle valute.