Disinflazione: nel Bond Bulletin di questa settimana, J.P Morgan AM esamina la reazione dei mercati energetici e obbligazionari e i fattori che potrebbero influenzare i prezzi in futuro

L’incertezza che continua a caratterizzare i mercati rischia di spingere le Banche Centrali a sospendere la riduzione dei tassi per un periodo più prolungato, ipotesi che ha indotto i mercati a correggere i tassi a breve termine. Gli spread dei titoli governativi dei Mercati Sviluppati, come Italia, Spagna, Francia e Regno Unito, si sono ampliati, così come i differenziali di rendimento delle obbligazioni societarie investment grade e high yield, seppur con variazioni più contenute.
Finora, la reazione dei mercati indica che gli operatori stanno scontando un conflitto relativamente circoscritto. Permangono, tuttavia, rischi significativi, tra cui la sospensione dei traffici nello Stretto di Hormuz dove transita il 20% del petrolio globale, prezzi elevati e prolungati di petrolio e gas, ma anche una potenziale stagflazione qualora agli shock delle materie prime si associno effetti negativi sulla domanda. Due variabili guideranno quindi la narrativa macro e di mercato nel breve termine: la durata del conflitto e la durata (o la portata) della chiusura, parziale o totale, dello Stretto di Hormuz.
Un conflitto limitato che consente al traffico di petrolio e gas di proseguire senza grossi problemi potrebbe produrre uno shock inflazionistico temporaneo su cui le autorità possono sorvolare. Un’interruzione prolungata del transito di petrolio e gas naturale liquefatto aumenta la probabilità che lo shock sui prezzi dell’energia persista abbastanza a lungo da influenzare i dati sull’inflazione, rendendo più complesso il percorso disinflazionistico su cui le banche centrali hanno fatto affidamento.
Cosa significa per gli investitori obbligazionari?
Sebbene il mercato sconti come scenario di base una progressiva normalizzazione del conflitto, i rischi a breve termine, soprattutto per i mercati dell’energia e il percorso dell’inflazione, hanno provocato un aumento della volatilità. La strada del negoziato rimane incerta e una chiusura prolungata dello Stretto di Hormuz rischierebbe di spingere ancor più al rialzo i prezzi di petrolio e gas naturale liquefatto, provocando un ulteriore aumento dei tassi della parte a breve della curva e un generale aumento dell’avversione al rischio sui mercati. In questo contesto, potrebbe essere prematuro aumentare in modo aggressivo la duration o incrementare l’esposizione al beta creditizio.

