A colloquio con Maurizio Malvasi, Fund Analyst di Hedge Invest

Sull’azionario dell’area euro è sempre aperta la discussione sulla forte sottovalutazione rispetto a quello statunitense. Il P/e è nettamente inferiore rispetto a quello dell’S&P 500. Per trovare un divario simile a quello attuale dobbiamo risalire al 2011, all’apice della crisi dell’eurozona. Qual è la vostra valutazione?

Le trimestrali di NVIDIA sono solo l’ultimo evento che ha catalizzato il rally inarrestabile dell’azionario large-cap americano, ma rappresentano un chiaro segnale, capace di spiegare le origini del divario (oggi ai massimi) tra l’equity statunitense ed europeo, in termini di performance, valutazioni e peculiarità.
Tali differenze si sono accentuate dopo il 2008, quando il mercato statunitense, trainato dal settore tecnologico, ha potuto trarre vantaggio dall’ambiente a bassi tassi di interesse, dando vita alle mega-cap che oggi contribuiscono a buona parte delle performance.
Le azioni tecnologiche rappresentano una porzione molto più piccola nel mercato azionario europeo, circa il 7%, rispetto al circa 30% negli Stati Uniti. Tenendo presente questo, e che il mercato europeo ha una marcata esposizione alle consumer-driven industries, è comprensibile che le azioni europee non abbiano seguito il ritmo degli Stati Uniti in questo ultimo boom delle azioni growth, alimentato negli ultimi mesi da un aumento della domanda di AI.
A tal proposito, riteniamo che nonostante i mercati siano in indubbio fermento per la spinta innovativa di questo fenomeno così articolato, la comprensione e le effettive applicazioni di strumenti di intelligenza artificiale all’interno di filiere produttive, nei servizi e nella gestione dei processi siano ancora agli albori.
In generale, sia nell’Eurozona sia oltre oceano, nel 2024 ci attendiamo mercati caratterizzati da un’elevata dispersione, considerato il contesto di rallentamento economico previsto. Il downside del mercato azionario è limitato dai potenziali interventi di supporto di politica monetaria; dall’altro lato, scenari di netto upside sono limitati da valutazioni già care (come detto, soprattutto negli US).
L’Eurozona presenta un quadro eterogeneo a livello macro. Quali Borse dell’area ritenete siano le più interessanti in questa fase?
Se negli Stati Uniti siamo decisamente lontani nel considerare una recessione, ma più propensi verso un’economia sostenuta da politiche fiscali espansive, la maggior parte delle principali economie europee, inclusa la Germania (con contrazione del PIL dello 0.3% nel 2023), è entrata in recessione o mostra un forte rallentamento della crescita.
L’azionario europeo, negli ultimi mesi, è stato supportato dalle aspettative di tagli dei tassi di interesse. Nell’incontro di gennaio, la BCE ha però vincolato eventuali tagli a una maggiore sostenibilità del processo disinflattivo. E, in aggiunta, a preoccupare addetti ai lavori e investitori, ci sono diversi temi: le tensioni geopolitiche con impatti sulle catene di approvvigionamento, energia e materie prime, la difficile situazione in Cina (la cui stabilizzazione potrebbe contribuire all’interruzione del peggioramento della componente manifatturiera europea) che vede un susseguirsi di interventi da parte delle autorità per evitare un rapido deterioramento della crescita e le presidenziali americane.
Con tali presupposti, riteniamo che in questo scenario non omogeneo le opportunità da seguire siano frammentate e ben circoscritte.
Crediamo, come detto, che l’andamento dell’azionario europeo continuerà a essere dominato dai tassi di interesse e quindi dall’evolversi degli scenari inflattivi, con tagli a partire dalla seconda metà dell’anno.
In generale, siamo ottimisti sul mercato italiano e inglese. Vediamo positivamente le small caps, che in Italia sono ai minimi di valutazione degli ultimi dieci anni. E settori come quello bancario, che dopo un 2023 molto interessante, hanno ancora possibilità di performare bene, sebbene con margini d’interesse più ridotti.
Inoltre, siamo positivi sul settore delle utilities europee: l’Euro STOXX Utilities, dopo la correzione delle ultime settimane, offre un DY interessante e un rapporto P/E scontato di circa il 25% rispetto alla sua media degli ultimi 10 anni.

