Hormuz: l’accordo tra Washington e Teheran per riaprire lo stretto ed estendere il cessate il fuoco è stato siglato ed il blocco navale degli Stati Uniti sullo stretto viene revocato. Luca Simoncelli, Investment Strategist di Invesco

 

 

Il Consiglio Supremo di sicurezza nazionale iraniano ha dichiarato in un comunicato che il testo del memorandum d’intesa è stato finalizzato e la firma verrà ufficializzata venerdì in Svizzera. Oltre la graduale riapertura di Hormuz, l’accordo prevede l’impegno dell’Iran a togliere le mine e ad astenersi dal far pagare un pedaggio alle navi in transito durante la proroga del cessate il fuoco di 60 giorni. Gli Stati Uniti concederanno all’Iran un’esenzione per vendere petrolio durante il periodo.

 

La ripresa di flusso commerciale ad Hormuz ha implicazioni immediate sul prezzo del petrolio, che si uniscono ad alcuni elementi che il mercato sta iniziando a scontare come l’erosione delle scorte strategiche più lenta del previsto ed i nuovi equilibri che si vanno formando tra i produttori del Golfo dopo l’uscita degli Emirati Uniti dall’OPEC. Al netto di un prossimo periodo in cui il mercato richiederà una fase di aggiustamento, la probabilità di un ribasso nel prezzo del petrolio sostanziale aumenta e allo stesso modo il rischio di stagflazione diminuisce.

 

L’equilibrio delle dinamiche macro si modifica, lo shock dei mesi passati alla fiducia di consumatori ed imprese può infatti riassorbirsi e favorire una nuova fase di ripresa ciclica a livello globale.

 

Dall’altro lato si riaffaccia il rischio di una potenziale fase di restrizione monetaria da parte delle banche centrali.

 

L’evidenza di un rialzo del tasso d’inflazione nei prossimi mesi è sempre più confermata, quello che è ora al centro dell’attenzione delle banche centrali sono le aspettative d’inflazione di lungo periodo che si formano nella percezione dei consumatori; ad esempio, la settimana scorsa, negli Stati Uniti, il dato elaborato dall’Università del Michigan sulle aspettative d’inflazione a 5-10 anni è salito al 3.9%.

 

La BCE ha portato un primo rialzo ai tassi come largamente atteso, un rialzo che sembra di carattere preventivo o di assicurazione rispetto ad eventuali scenari avversi sul prezzo del petrolio.

 

La decisione è stata unanime e la comunicazione sottolinea un approccio non predefinito ma dipendente dai dati. Le proiezioni economiche pubblicate hanno un chiaro elemento restrittivo sottostante, ma la presidentessa Lagarde ha comunicato maggiore flessibilità nelle tempistiche dei rialzi lasciando intravedere una prima pausa già nella prossima riunione di luglio.

 

In settimana anche la Bank of Japan potrebbe alzare i tassi, mentre la Fed manterrà i tassi invariati e alzerà l’asticella alla precedente previsione che suggeriva tagli in arrivo.

 

Anche il comunicato ufficiale dovrebbe variare rimuovendo i riferimenti ad aggiuntivi tagli. La linea strategica del primo meeting Fed a guida Warsh dovrebbe essere per una ricerca di credibilità che possa ancorare le attese di inflazione e quindi comunicando prontezza a reagire qualora ce ne fosse bisogno, ma che in questa fase lasci trasparire una tendenza di base attendista con la possibilità di tassi fermi nel medio periodo.