Caroline Maurer, head of China and Hong Kong equity di Hsbc Asset Management.
Quali prospettive prevedete per la Cina nel 2023?
«Per l’anno appena iniziato adottiamo un approccio più costruttivo sull’azionario cinese. La svolta della Cina verso un graduale allentamento della politica zero-Covid e un più ampio sostegno politico al settore immobiliare rappresentano i principali driver a sostegno della graduale ripresa della crescita nel 2023. La riapertura contribuirebbe a rilanciare il sentiment dei consumatori, a ridurre i colli di bottiglia della catena di approvvigionamento e a stimolare l’attività economica nel corso dell’anno, soprattutto nei settori dei beni di consumo e dei servizi. A nostro avviso, le “16 misure” a supporto del real estate andranno a beneficio del flusso di cassa operativo, del tasso di completamento e del flusso di cassa di finanziamento dei developer. Queste misure, insieme al precedente programma di sostegno alla vendita di obbligazioni per un valore di 250 miliardi di Rmb, rappresenteranno un punto di svolta per il settore immobiliare, poiché il governo si sta impegnando a sostenere le imprese immobiliari e il settore in generale. Ciò ha ridotto la pressione sulla liquidità di alcuni costruttori e ha protetto il comparto dai rischi di downside, data la valutazione estremamente bassa dei player dopo la grande correzione. Nonostante ciò, prevediamo che nel breve periodo la ripresa del mercato sarà ancora irregolare. L’impatto economico delle attuali restrizioni Covid potrebbe essere maggiore, imponendo un rischio al ribasso per le prospettive di crescita e sugli utili nel breve termine. I dati sulle vendite del “double-1” (la giornata internazionale dello shopping) e la debolezza del credito e dei dati macroeconomici implicano che gli utili del settore corporate del terzo e quarto trimestre saranno deludenti. Il rerating delle valutazioni dipende da quanto gli investitori si concentreranno sul breve termine e quanto incorporeranno gli sviluppi futuri, fattore che fa presupporre ancora una volta che la Cina abbandonerà definitivamente le restrizioni per contenere la diffusione del Covid nel 2023, avendo già stilato un piano sanitario e di comunicazione. È ancora troppo presto per affermare che il settore real estate si sia lasciato alle spalle il periodo peggiore, dato che nell’attuale contesto macroeconomico le compravendite e i prezzi degli immobili sono ancora deboli. Le società immobiliari rischiano ancora di assistere a un calo degli utili».
Cosa possiamo aspettarci dalle politiche economiche cinesi? La Cina sta percorrendo un lungo cammino verso la riapertura?
«Gli investitori si concentrano soprattutto sulle tempistiche del processo di riapertura. Il governo di Pechino ha lanciato forti segnali in questo senso per il 2023. Le 20 misure della National Health Commission, varate l’11 novembre scorso, modificheranno le modalità di gestione dei contagi. Le città di Guangdong e Chongqing, le aree chiave di questo ciclo di focolai, hanno annunciato un allentamento delle misure nelle “aree di controllo temporaneo” e nella definizione dei contatti stretti. Durante il meeting tra il vicepremier Sun Chunlan e i principali esperti sanitari, tenutosi il 30 novembre, non è stata fatta menzione dalla strategia “Dynamic Zero-Covid. Il 20° congresso del Partito comunista si è concentrato sulle linee guida e sugli obiettivi a lungo termine del partito e sulla sua visione per lo sviluppo del paese. Il presidente Xi ha tenuto un tono equilibrato, indicando che priorità assoluta è lo sviluppo economico di alta qualità e maggiormente inclusivo, ponendo maggiore attenzione alla sicurezza nazionale, per quanto riguarda la supply chain, i settori alimentare e dell’energi, e sottolineando ulteriormente l’importanza di tecnologia e innovazione. Prosperità comune, transizione ecologica e raggiungimento dell’autosufficienza sono i pilastri della strategia di sviluppo di lungo periodo della Cina che, dal punto di vista politico, si traduce in un sostegno continuo a queste tre aree».
Come valuta la qualità delle aziende cinesi (redditività, solidità, modello di business)?
«La nostra strategia si concentra sulla selezione di tipo bottom-up di titoli growth di qualità, che vengono classificati in tre categorie di crescita in base al loro stadio di sviluppo. I nostri research analyst analizzano la posizione fondamentale dell’azienda e i fattori che ne determinano la redditività, valutando diversi aspetti, tra i quali: business model e strategia (sostenibilità e tendenza dell’azienda rispetto al settore e ai competitor); struttura azionaria (stabilità dei soggetti che detengono il controllo); solidità e problemi di bilancio (entità dell’indebitamento e del gearing, struttura del bilancio, struttura di finanziamento e di eventuali questioni contabili specifiche); driver di redditività, con l’analisi Du Pont per comprendere il ruolo dei margini, del fatturato e del gearing e per valutare le prospettive dei principali fattori di reddito sostenibili rispetto a fonti di reddito non sostenibili di tipo una tantum; posizionamento rispetto alla concorrenza, con l’analisi di Porter sulle barriere di ingresso, sul potere di determinazione dei prezzi dell’azienda/dei fornitori, sulla minaccia di rimpiazzo e sui rischi normativi governativi; prospettive di profitto (creazione di un modello di profitto proprietario, che incorpora le ipotesi del research analyst sotto diversi scenari); Esg e corporate governance, con la valutazione di eventuali criticità in ambito Esg attuali o potenziali, della solidità e della qualità del management team».
Quali sono i settori sui quali concentrarsi e che cosa possono aspettarsi gli investitori?
«Una correzione del mercato, in risposta a dati macroeconomici poco incoraggianti, potrebbe rappresentare una buona occasione per incrementare l’esposizione ai titoli growth, dal momento che i venti contrari a breve termine sono già stati prezzati. Per questo motivo, preferiamo focalizzarci sulla possibile fase di ripresa futura e sugli sviluppi a lungo periodo. Privilegiamo le società che beneficeranno della riapertura in Cina (ad esempio compagnie aeree, hotel, ristoranti, agenzie di viaggio) e ci posizioniamo per una crescita a lungo termine nel settore manifatturiero di fascia alta e nella de-carbonizzazione. Preferiamo queste aziende poiché vediamo maggiori segnali sulla progressiva riapertura della Cina nel 2023. È previsto che le tariffe aeree e la domanda di viaggi verso l’estero aumentino. Il settore del travel beneficerà delle maggiori possibilità di spostamento. L’attuale livello di valutazione non riflette ancora pienamente la potenziale ripresa. Gli investitori sono in attesa di un punto d’entrata migliore, con segnali più chiari di riapertura, dati da un maggiore tasso di vaccinazione tra la popolazione, in particolare nelle fasce più anziane; il miglioramento delle forniture mediche; l’educazione dell’opinione pubblica per ridurre le percezioni errate sul Covid. Il governo cinese si concentra sulla sicurezza della catena d’approvvigionamento e sull’autosufficienza tecnologica in un contesto di crescenti tensioni geopolitiche e di pressioni di decoupling dagli Stati Uniti. Le preoccupazioni in materia di sicurezza potrebbero portare a politiche volte a incoraggiare l’innovazione e la R&S, a maggiori investimenti per costruire competenze proprie nella produzione high end (compresi i chip semiconduttori), nelle biotecnologie e nella tecnologia digitale. Prevediamo un trend sempre più marcato in termini di sostituzione delle importazioni e di progresso tecnologico.
Apprezziamo le opportunità legate alla supply chain dei veicoli elettrici, come componenti, sistemi di guida automatica, semiconduttori. La diffusione dei veicoli elettrici continuerà ad aumentare a livello globale, considerato il target di decarbonizzazione e i progressi nell’aggiornamento di sistemi e funzioni saranno positivi per i fornitori. Tuttavia, i produttori di veicoli elettrici devono fare fronte a una concorrenza più intensa e una pressione sui prezzi. La Cina prevede di aumentare la quota di energia non derivante da combustibili fossili sul totale di energia dal 16% del 2020 al 25% entro il 2025 e al 30% entro il 2030. Inizialmente, ci sarà un maggiore focus sull’aumento dell’offerta di energia rinnovabile e sullo stoccaggio. Fra questi, preferiamo i nomi correlati all’energia solare».

