A colloquio con Gilles Guibout, Head of European Strategies, AXA IM Core, BNPP AM

 

 

L’Europa è tornata a essere uno dei best performer azionari a livello mondiale. In questo contesto ritenete opportuno dare più spazio alla Borsa italiana?

Gilles Guibout

Non riteniamo necessario modificare in modo significativo l’esposizione rispetto al passato. La crescita economica in Europa continua a essere rivista al rialzo e il contesto rimane favorevole, in particolare per il settore bancario.

Questo è rilevante perché i titoli bancari hanno un peso significativo sul listino italiano e risultano quindi avvantaggiati, anche in uno scenario di tassi ormai più stabili che restituiscono spazio di crescita al settore.

Detto ciò, il nostro approccio resta focalizzato sullo stock picking, basato sul posizionamento e sulle attività delle singole società più che sull’area geografica. Al di là del comparto bancario, il mercato italiano va quindi valutato caso per caso: alcune società appaiono ben posizionate per beneficiare di trend strutturali importanti, come l’aumento della spesa per la difesa e l’elettrificazione dell’economia.

A vostro giudizio, quali sono i fattori che potrebbero in prospettiva fornire una spinta al rialzo al listino italiano e quali invece i rischi da non sottovalutare?

Il listino italiano, per la sua composizione, resta particolarmente sensibile ad alcuni driver macro e settoriali specifici. Tra i fattori di supporto, va considerato innanzitutto il peso rilevante del settore bancario: le indicazioni sull’evoluzione della politica monetaria della Banca Centrale Europea possono avere un impatto più marcato rispetto ad altri mercati. Un contesto di tassi stabili e una crescita europea in miglioramento restano elementi favorevoli.

In questo senso, il mercato italiano ha già beneficiato della ripresa della crescita europea, sostenuta anche dalle aspettative legate al piano fiscale tedesco. Sarà però cruciale che queste misure vengano effettivamente implementate e producano effetti concreti: in caso contrario, il rischio è un impatto negativo sulla crescita dell’area euro e, di riflesso, anche sull’Italia.

A livello settoriale, un altro tema chiave riguarda il comparto utility e l’evoluzione delle discussioni sul prezzo della CO₂. Eventuali interventi regolatori – come la proposta del governo guidato da Giorgia Meloni di rivedere il meccanismo in bolletta – potrebbero incidere in modo significativo sugli utili di un settore molto rappresentato nel listino italiano.

Alcune società hanno già incorporato un potenziale impatto negativo: un mancato intervento o una revisione delle misure potrebbe quindi rappresentare un elemento positivo per il settore.

Guardando ad altri driver, una parte della performance recente del mercato globale è stata sostenuta dagli investimenti annunciati dagli hyperscaler statunitensi. Anche alcune società italiane attive nei settori delle infrastrutture per la trasmissione di energia e dati e nella componentistica per l’industria dei semiconduttori hanno beneficiato di questi trend. Un eventuale rallentamento o ridimensionamento di tali investimenti rappresenterebbe tuttavia un potenziale fattore di rischio.

Detto questo, il limitato peso del settore tecnologico nel mercato italiano, se da un lato riduce l’esposizione ai principali trend di crescita globale, dall’altro offre una certa protezione in caso di revisioni negative degli investimenti nel comparto.

Infine, va considerato anche un rischio di “secondo livello”: un rallentamento degli investimenti tecnologici potrebbe tradursi in una revisione al ribasso della crescita globale, con effetti indiretti sul settore bancario attraverso un peggioramento del contesto macroeconomico.