Le obbligazioni europee, giapponesi e cinesi potrebbero essere i primi beneficiari di tali deflussi. A cura di Marco Giordano, Investment Director di Wellington Management

L’introduzione dei dazi

Il 2 aprile il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato dazi del 10% su tutte le importazioni negli Stati Uniti e dazi reciproci aggiuntivi per circa 60 Paesi o aeree geografiche che hanno un elevato deficit commerciale con gli Stati Uniti.

I dazi di base e quelli aggiuntivi entreranno in vigore rispettivamente il 5 e il 9 aprile.

Inoltre, il Presidente ha confermato l’applicazione di una nuova tariffa americana del 25% su tutte le automobili prodotte all’estero e su alcune parti di automobili provenienti da tutti i Paesi, in vigore dalla mezzanotte del 3 aprile (e non oltre il 3 maggio per le parti di automobili).

Esistono delle esenzioni ai dazi reciproci, che interessano, tra gli altri, i beni importati da Messico e Canada conformi all’USMCA e prodotti selezionati già interessati dai dazi della Sezione 232 (ad esempio, acciaio, alluminio e oro).

Reazione immediata del mercato

I mercati obbligazionari hanno registrato un rally in un contesto caratterizzato da movimenti risk-off.

I rendimenti sono diminuiti in tutte le principali economie, con i rendimenti australiani capofila nel calo, seguiti da Giappone, Nuova Zelanda e Cina.

Anche i rendimenti europei hanno seguito questo trend, con i mercati che stimano una probabilità del 90% che la BCE riduca i tassi di policy nella prossima riunione del 17 aprile.

I Treasury

I rendimenti dei Treasury statunitensi sono diminuiti lungo tutta la curva, con i tassi a breve termine che hanno guidato il calo. Nei mercati del credito, il CDX sugli HY statunitensi si è ampliato di 20 pb dopo l’annuncio, 10 pb in più rispetto all’equivalente in euro, indicando un maggiore allontanamento dal rischio nei mercati statunitensi.

Punti di forza

Il trade-off crescita/inflazione a breve termine si sta drammaticamente deteriorando per gli Stati Uniti. Il piano di dazi reciproci del presidente Trump potrebbe aumentare il peso dei dazi sull’economia in misura maggiore, e al livello più alto, dagli anni ’30. È fondamentale notare che l’incidenza del commercio sul PIL è oggi significativamente più elevata rispetto ad allora. I dazi annunciati sono stati di gran lunga superiori a quelle che i mercati si aspettavano.

Conseguenze nel breve e medio termine

Nel breve e medio termine, queste azioni potrebbero:

1) aumentare la probabilità di un aumento molto più sostenuto dei livelli di inflazione e della volatilità

2) causare un significativo deterioramento della crescita a breve e medio termine, e

3) aumentare le probabilità che il ciclo economico si basi sui segnali più negativi provenienti dall’incertezza politica – in questo caso la probabilità di una recessione aumenterebbero drasticamente da qui in poi.

I deflussi tra asset class

L’erosione dell’integrità istituzionale degli Stati Uniti potrebbe compromettere ulteriormente lo status di valuta di riserva del dollaro e trasformare i deflussi di capitale globali.

Un rischio che l’amministrazione Trump potrebbe affrontare è che, a causa della perdita di fiducia, i Paesi siano meno disposti a negoziare rispetto al passato.

Questo rischio si è intensificato con l’annuncio dei dazi da parte dell’amministrazione ed è improbabile che venga eliminato, anche se alcuni di questivengono ritirati prima della loro attuazione.

I rischi del nazionalismo

Aumenta la probabilità di un maggiore nazionalismo economico e del rimpatrio dei capitali.

Prevediamo che questo annuncio sarà l’innesco, o almeno l’acceleratore, dei deflussi netti di capitale dagli asset finanziari statunitensi verso il reddito fisso globale, il che dovrebbe comportare premi al rischio più elevati e rendimenti obbligazionari a lungo termine più alti per gli Stati Uniti.

Nel resto del mondo, questo potrebbe essere un forte fattore tecnico a sostegno degli asset finanziari non statunitensi, con il reddito fisso europeo, giapponese e cinese che potrebbero beneficiare di tali deflussi.

Il Dollaro

Il dollaro USA ha seguito il calo dei rendimenti del Treasury ed è scivolato rispetto ai suoi principali omologhi, con l’indice del dollaro (DXY) che è sceso sotto 102: la valuta e i Treasury statunitensi hanno ormai completamente annullato il movimento registrato dalle elezioni del novembre 2024. EUR, JPY e CHF hanno guadagnato oltre il 2% rispetto all’USD dopo l’annuncio, poiché gli investitori si sono orientati verso valute rifugio in un contesto di crescente incertezza geopolitica.

Dati economici

I mercati potrebbero non non prezzare gran parte dei dati economici concreti, che hanno mostrato una notevole resilienza. I PMI compositi sono rimasti costantemente al di sopra di 50 punti durante tutto il periodo di ripresa post-pandemia negli Stati Uniti e, dall’inizio dell’anno, hanno superato tale soglia anche nell’area euro e in Germania.

Consumi, risparmi e investimenti

I consumi hanno mantenuto una certa solidità nella maggior parte del mondo sviluppato; tuttavia, le indagini più recenti sulla fiducia dei consumatori indicano un rallentamento.

L’aumento delle preoccupazioni e dell’incertezza riguardante i dazi potrebbero portare consumatori e imprese a ridurre la spesa e incrementare la cautela nei risparmi, ritardando gli investimenti.

Questo atteggiamento potrebbe rapidamente tradursi in un deterioramento dei dati, specialmente se le condizioni finanziarie si restringeranno.