Articolo tratto da Asset Intelligence – Il Quotidiano fatto con l’AI

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Stessa spesa, altro giudizio

Per sei mesi la Borsa ha punito Amazon per la sua fattura tecnologica. Ora la celebra, mentre quella fattura è cresciuta di 20 miliardi. A cambiare non è stata la strategia, ma un solo numero

A febbraio la Borsa aveva deciso che Amazon stava sbagliando tutto. Il 5 febbraio l’azienda annuncia investimenti per circa 200 miliardi di dollari nel 2026, contro attese ferme a 148,86 miliardi: il titolo perde l’11% nell’after hours. Un anno prima la stessa voce valeva 131,8 miliardi. Il timore era comprensibile.

Costruire centri di calcolo per l’intelligenza artificiale significa spendere cassa oggi per ricavi che arriveranno anni dopo e il conto si vedeva bene: il flusso di cassa libero del 2025 era sceso a 11,2 miliardi, con l’azienda che attribuiva il calo a un aumento degli investimenti di 50,7 miliardi in 12 mesi. A metà 2026 la misura su base annua era arrivata a 1,2 miliardi. A giugno il titolo trattava il 13% sotto i massimi.

La trimestrale

Poi il 30 luglio. Ricavi trimestrali a 200,6 miliardi, in crescita del 20% e sopra la soglia dei 200 per la prima volta nella storia dell’azienda. Utile operativo a 27,5 miliardi da 19,2, +43%. Soprattutto Aws, la divisione che vende potenza di calcolo alle imprese: 42,2 miliardi, +37%, la corsa più rapida in 18 trimestri, con margine operativo al 39,4% e ordini già firmati non ancora entrati in produzione per 496 miliardi. Gli analisti si fermavano al 31%. «Aws sta esplodendo», ha commentato l’amministratore delegato Andy Jassy.

Il numero pesava doppio perché i concorrenti avevano appena alzato l’asticella: Google Cloud era cresciuta dell’82%, Azure del 43%. Amazon era il sospettato principale di un arretramento nel cloud e ha risposto esattamente sul capo d’accusa. Il 3 agosto il titolo ha chiuso a 284,02 dollari, più 4,58%, e ha superato 3.000 miliardi di capitalizzazione: quinta società al mondo, dopo Apple, Microsoft, Nvidia e Alphabet.

Una lettura in controtendenza

Qui conviene però leggere sotto la riga. Dei 62,647 miliardi di utile netto trimestrale, 53,396 non arrivano dall’attività operativa: sono la rivalutazione contabile della quota in Anthropic, società non quotata che sviluppa modelli di intelligenza artificiale e che a sua volta acquista capacità di calcolo proprio da Aws. Il cerchio si chiude dentro il bilancio. Il trimestre resta ottimo anche togliendo quella posta, con il margine operativo salito dall’11,4% al 13,7%, ma l’utile record che ha fatto i titoli è per l’82% una perizia, non cassa incassata.

E la spesa? È salita ancora: la previsione per il 2026 passa da 200 a circa 220 miliardi, per il rincaro dei chip di memoria e per nuova infrastruttura. La guidance sul trimestre in corso, 197-202 miliardi, resta sotto le attese di 204,1, spiegata con lo spostamento del Prime Day e con il cambio.

Stessa strategia, più costi

Il punto è tutto lì. La strategia contestata a febbraio è la stessa di oggi, solo più costosa. A cambiare non è stato il piano, ma il segnale di domanda che lo giustifica. Brian Nowak di Morgan Stanley lo aveva scritto quando il titolo veniva punito, definendo Amazon un vincitore sottovalutato dell’intelligenza artificiale generativa. Aveva ragione con sei mesi di anticipo: sui mercati, spesso, equivale ad avere torto.