Usa-Cina, incontro al vertice in settimana. Trump e Xi, la tregua li obbliga entrambi perché nessuno può permettersi di tornare a casa a mani vuote. Articolo tratto da Asset Intelligence – Il quotidiano fatto con l’AI

Alla Casa Bianca c’è un dossier da cui nessuno dei due può uscire a mani vuote: la proroga dell’intesa di Busan, che scade il 10 novembre. Altri temi favoriscono o l’uno o l’altro. Trump cerca numeri da spendere prima del voto di metà mandato, Xi garanzie su Taiwan e sui controlli all’export

Ai vertici importanti i risultati si scrivono prima, negli uffici degli sherpa. Ma ci sono temi su cui un leader non può permettersi di tornare a casa a mani vuote, e l’incontro di giovedì alla Casa Bianca tra Donald Trump e Xi Jinping ne ha almeno uno che vale per entrambi, più altri che pesano su uno solo dei due.

Il dossier comune è la tregua firmata a Busan il 30 ottobre 2025. Washington ha sospeso l’Affiliates Rule, che avrebbe allargato la portata dei controlli sull’export di tecnologia verso la Cina; Pechino ha congelato il pacchetto di restrizioni sulle terre rare e ripreso gli acquisti agricoli. L’intesa scade il 10 novembre e, in assenza di rinnovo, si tornerebbe all’assetto precedente. Nessuno dei due può permetterselo: Trump andrebbe al voto di metà mandato con gli agricoltori del Midwest di nuovo esposti, Xi perderebbe la prevedibilità che cerca da due anni. Il nodo non è il principio ma la durata. Pechino chiede una proroga pluriennale, fino alla fine del mandato di Trump, per ridurre la propria esposizione all’imprevedibilità americana; Washington preferisce tenere la leva corta. La proroga è quasi certa, la sua durata sarà la vera notizia.

Trump ha bisogno di numeri

A sei settimane dalle elezioni, con un gradimento in calo, al presidente Usa servono cifre da mostrare: tonnellate di soia, miliardi di acquisti energetici, magari un ordine di aerei. La Cina ha già accelerato gli acquisti di soia in vista della visita, segno che Pechino conosce bene il calendario elettorale americano. Il problema è che il Board of Trade nato a maggio è ancora incompiuto e le parti non hanno definito il paniere da circa 30 miliardi di dollari di beni ammissibili. Anche su Boeing le attese sono state ridimensionate dallo stesso amministratore delegato. Un vertice senza impegni quantificati sarebbe per la Casa Bianca un’occasione elettorale sprecata.

Xi ha bisogno di garanzie

Venire a Washington e ripartire senza nulla, alla vigilia del congresso che dovrebbe dargli un quarto mandato, sarebbe un danno d’immagine interno. Le sue priorità sono due. La prima è Taiwan: l’amministrazione ha finora rinviato l’annuncio di una vendita di armi da 14 miliardi di dollari, e Pechino ribadisce che l’isola è la linea rossa del rapporto. Secondo il Telegraph, la Cina avrebbe minacciato di annullare la visita in caso di nuove forniture; un alto funzionario americano ha smentito. La seconda sono i controlli all’export: Pechino vuole assicurazioni che non vengano usati come strumento di pressione, in cambio del flusso di terre rare.

Ciò che può aspettare

Il dialogo sui rischi dell’intelligenza artificiale, l’accesso delle auto elettriche cinesi al mercato americano, la guerra in Ucraina sono materie da comunicato congiunto, non da rottura. L’eccezione è l’Iran. Le sanzioni secondarie annunciate da Washington contro chi sostiene Teheran potrebbero colpire aziende cinesi e una designazione nei giorni del vertice cambierebbe il clima.

Resta un dettaglio di calendario. La prossima occasione d’incontro è il vertice APEC di Shenzhen del 18-19 novembre, che cade dopo la scadenza della tregua. Sul dossier che conta davvero, dunque, la finestra è Washington, oppure un’intesa tecnica nelle settimane successive. È lì che si misurerà chi dei due ha dovuto cedere di più