L’India può sembrare un’opportunità di investimento interessante, eppure nel 2025 ha sottoperformato la maggior parte dei mercati emergenti. Ygal Sebban, Investment Director Azionario Mercati Emergenti di GAM

Tra il 1° gennaio e il 20 marzo 2026, l’India ha sottoperformato i mercati emergenti in generale del 20,3% in dollari USA. A nostro avviso, l’India deve affrontare diverse sfide a breve e medio termine, che potrebbero essere mascherate dalla crescita del PIL nominale.
A nostro avviso, le prospettive strutturali a lungo termine dell’India rimangono convincenti, sostenute da dati demografici favorevoli, dallo slancio delle riforme e dall’aumento dei consumi interni. Tuttavia, le valutazioni elevate, i cambiamenti nell’allocazione globale del capitale e le implicazioni negative dell’evoluzione del contesto geopolitico suggeriscono un approccio selettivo nel breve termine. In questo contesto, riteniamo che, in questa fase del ciclo, siano le opportunità selettive, piuttosto che un’esposizione generalizzata, a offrire il profilo rischio/rendimento più interessante.
Esposizione limitata al tema globale dell’IA
Il mercato azionario indiano è fortemente sbilanciato verso il settore finanziario e le società orientate al consumo, che rappresentano quasi il 50% dell’indice MSCI India. Con un numero limitato di società specializzate esclusivamente nell’IA, l’India ha fatto da fonte di finanziamento per la riallocazione di capitali verso investimenti nell’IA in altre parti dell’Asia.
Valutazioni elevate
Nonostante le recenti correzioni, riteniamo che il mercato azionario indiano rimanga costoso, con un rapporto prezzo/utili (P/E) atteso pari a circa 21x, superiore a quello di molti altri mercati emergenti, mentre l’indice MSCI Emerging Markets si attesta a circa 13x. Sebbene tale valore sia inferiore al picco di 25x raggiunto nel 2023, il multiplo è rimasto costantemente elevato negli ultimi cinque anni.
Fattori macroeconomici e geopolitici
Trump ha imposto dazi globali del 15% applicabili universalmente ai sensi della Sezione 122, riducendo di fatto l’aliquota tariffaria complessiva dell’India dal 18% al 15%, in un clima di rinnovata incertezza.
Le rimesse, che ora superano gli IDE lordi, sono diventate una fonte sempre più cruciale di finanziamento esterno. Un altro fattore alla base della sottoperformance del mercato azionario in USD è stata la debolezza della valuta. La rupia indiana (INR) si è deprezzata dell’11,2% dal 5 maggio 2025 al 20 marzo 2026, con il tasso di cambio effettivo reale (REER) a livelli che non si registravano dal 2014. Il percorso verso la ripresa dipende in larga misura dalla politica valutaria della Reserve Bank of India (RBI), che ha attutito il calo della rupia. Nel frattempo, la rupia potrebbe subire un impatto negativo dall’aggravarsi del deficit delle partite correnti legato all’attuale conflitto e all’aumento dei prezzi delle materie prime. L’inflazione ha registrato una ripresa dopo aver toccato i minimi storici dello 0,25% su base annua (a/a) nell’ottobre 2025, in parte a causa di una revisione dell’anno di riferimento della serie dell’Indice dei prezzi al consumo (IPC), salendo al 3,2% a/a nel febbraio 2026. Riteniamo che l’inflazione potrebbe continuare a salire nei prossimi mesi, con prezzi dell’energia e dei generi alimentari in aumento.

