India: l’equity ha registrato un calo del 12,4% nel primo semestre 2026. L’analisi a cura di Mark Matthews, Head of Research Asia, Julius Baer

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Un brusco calo del 12,4% dell’indice di riferimento indiano nel primo semestre del 2026, che rappresenta una netta sottoperformance rispetto all’Emerging Market (EM) Index a forte componente tecnologica, ha messo alla prova la fiducia degli investitori. Tuttavia, la solida capacità di assorbimento del capitale domestico segnala che la storia strutturale dell’India rimane un convincente porto relativamente sicuro, mentre lo slancio globale trainato dall’intelligenza artificiale affronta un’importante prova in termini di valutazioni e monetizzazione.

La prima metà del 2026 ha ricordato in modo evidente come i venti contrari macroeconomici globali possano temporaneamente disconnettere un indice di riferimento dalla realtà domestica sottostante. L’indice Nifty 50 ha registrato il semestre più difficile dalla prima metà del 2022, scendendo del 12,4% e sottoperformando nettamente il più ampio Emerging Market (EM) Index, che ha beneficiato dello slancio dell’intelligenza artificiale ad alto beta nel Nord Asia.

La correzione del mercato interno indiano è stata innescata principalmente da un’ondata inarrestabile di vendite da parte degli investitori di portafoglio esteri (FPI), in un contesto in cui i capitali globali hanno subito una forte rotazione mentre cercavano di far fronte ai prezzi elevati del petrolio greggio registrati all’inizio dell’anno.

I danni, tuttavia, sono stati altamente asimmetrici.

Il settore IT ha subito il peso maggiore delle vendite, crollando del 33% a causa di una severa revisione delle valutazioni. Al contrario, i comparti orientati al mercato domestico hanno mostrato una notevole resilienza. I settori sostenuti dalla spesa pubblica in conto capitale hanno guidato la performance, con i titoli del comparto elettrico in rialzo del 18% grazie all’aumento della domanda di energia, mentre anche petrolio e gas, farmaceutico e metalli hanno registrato buoni risultati.

Anche i grandi titoli finanziari hanno svolto un importante ruolo difensivo relativo, assorbendo le vendite degli FPI e chiudendo con ribassi contenuti tra il 4% e l’8%, ponendo le basi per una strategia sensibile ai tassi d’interesse nella seconda metà dell’anno. È significativo che gli utili societari trailing delle large cap siano rimasti invariati, con una crescita del 4% su base annua, sebbene i resilienti afflussi mensili derivanti dai piani di investimento sistematico abbiano assorbito la pressione degli investitori istituzionali.

Con l’ingresso nella seconda metà dell’anno, gli indicatori macroeconomici si stanno stabilizzando – il petrolio greggio è sceso nell’intervallo tra 70 e 80 dollari al barile, la rupia si è stabilizzata e le vendite degli FPI mostrano segnali di esaurimento – in vista di una ripresa degli utili prevista intorno al 15% nei prossimi due anni.

Questa sottoperformance relativa ha ridotto il premio di valutazione dell’India rispetto ai mercati emergenti, riportandolo vicino ai livelli minimi storici. Manteniamo la nostra posizione di sovrappeso, privilegiando i titoli large cap ad alta convinzione nelle fasi di debolezza del mercato e dando priorità ai finanziari, ai consumi, ai titoli trainati dalla spesa pubblica in conto capitale e, in modo selettivo, ai titoli IT deep value.