David Kohl, Chief Economist, Julius Baer

Il significativo aumento dei prezzi dell’energia negli ultimi tre mesi ha spinto l’inflazione al 3% e prevediamo che rimanga vicina a questo livello fino alla primavera del 2027. Il calo dei prezzi del petrolio finirà per allentare le pressioni inflazionistiche nella seconda metà dell’anno, mentre i ritardi negli aumenti dei prezzi nei settori indirettamente colpiti dall’impennata dei prezzi dell’energia compenseranno gran parte di questo effetto di allentamento.
L’assenza di effetti di secondo impatto, quali l’accelerazione della crescita salariale o lo sganciamento delle aspettative di inflazione a più lungo termine, impedirà un’impennata dell’inflazione più prolungata e marcata. Abbiamo rivisto al rialzo le nostre previsioni sull’inflazione per tenere conto degli ultimi dati disponibili.

I dati di aprile sull’inflazione statunitense sono stati caratterizzati dal notevole aumento dei prezzi della benzina, che ha spinto il tasso di inflazione complessivo vicino al 4%. Gli aumenti mensili dei prezzi dell’energia e della benzina hanno subito, sempre ad aprile, un rallentamento ed è previsto nei prossimi mesi, con i prezzi del petrolio che hanno raggiunto il picco, un ulteriore rallentamento dell’inflazione energetica.
Allo stesso tempo, gli indicatori dell’inflazione di fondo hanno iniziato a salire a causa di una combinazione di alcuni effetti indiretti iniziali dell’aumento dei prezzi dell’energia, di una misurazione errata delle dinamiche inflazionistiche nella categoria software e accessori e di alcune difficoltà nel misurare correttamente l’inflazione nel settore degli alloggi.
L’aumento dei prezzi delle memorie flash, legato al boom degli investimenti nell’intelligenza artificiale, ha distorto al rialzo l’indice dei prezzi al consumo (CPI) per il software e gli accessori per computer. In particolare, ha distorto l’indicatore dell’inflazione core della spesa per consumi personali (PCE), data la sua forte ponderazione. In prospettiva, prevediamo che l’inflazione statunitense rimanga vicina al 3%, con un leggero rallentamento del tasso complessivo ed una certa accelerazione degli indicatori core dell’inflazione.
L’inflazione diretta dell’energia contribuirà a ridurre l’inflazione complessiva, mentre gli effetti indiretti dell’aumento dei prezzi dell’energia acquisiranno slancio e compenseranno il rallentamento determinato dai prezzi dell’energia. Effetti di secondo impatto reali, come l’accelerazione della crescita salariale, non sono attualmente prevedibili e, dato il raffreddamento del mercato del lavoro, è improbabile che si concretizzino in futuro. Lo stesso vale per il rischio di inflazione persistente derivante dallo sganciamento delle aspettative di inflazione a medio termine.
Tenendo conto degli ultimi dati sull’inflazione, nonché dell’impatto dell’aumento dei prezzi dell’energia sull’inflazione, abbiamo rivisto al rialzo la nostra previsione di inflazione per l’intero anno 2026 e apportato alcuni adeguamenti alle nostre proiezioni di inflazione per il 2027.

