Daniel Zanin, CFA – Senior Analyst, Investment Research di Invesco 

 Negli ultimi giorni, i mercati stanno riproducendo una coreografia che ricorda da vicino quella vista tra febbraio e aprile 2025.

 

Daniel Zanin

Un anno fa l’incertezza generata dagli annunci dell’amministrazione Trump aveva prodotto un effetto curioso: il motto “MAGA” (Make American Great Again), è stato nei fatti reinterpretato, dagli investitori, come “Make Allocation Global Again“.

Una rotazione improvvisa, quasi istintiva: meno esposizione agli Stati Uniti, più Europa, più mercati emergenti, fuga dal dollaro e un ritorno alla diversificazione geografica come antidoto all’ansia.

Un movimento che sembrava un riflesso condizionato: annuncio politico, volatilità, fuga verso il resto del mondo. E oggi, molti osservatori notano che la sequenza è sorprendentemente simile. Nell’ultima settimana di mercato le Borse mondiali hanno restituito messaggi simili a un anno fa.

Stati Uniti peggio di Europa e mercati emergenti, Value più esposto di Growth, dollaro in indebolimento. Pensandoci bene è come se il mercato stesse vivendo lo stesso sogno un anno dopo. Non una notizia, quindi, ma un déjà-vu.

Freud direbbe che la rimozione serve a proteggere “l’Io” da ciò che genera angoscia. Un gestore direbbe che è bias comportamentale. Il risultato è identico: gli investitori ricordano i rally e dimenticano le correzioni. Il mercato è un organismo emotivo: ama ciò che sale, rimuove ciò che fa male, e si stupisce quando la storia si ripete.

Eppure, come nei sogni, il rimosso ritorna sempre.

Quando ritorna, lo fa con la stessa forza del ritornello di una canzone che non riesci a toglierti dalla testa. Gli annunci politici degli ultimi giorni hanno generato instabilità di breve periodo. Nulla di nuovo, nulla di inatteso. Eppure, la reazione degli investitori è stata identica a quella di un anno fa: riallocazione globale, fuga dall’incertezza USA, ricerca di alternative. È come se il mercato avesse una trama e, ogni volta, ci si stupisse di recitarlo di nuovo.

Freud sosteneva che ciò che viene rimosso non scompare: resta nell’inconscio, pronto a riemergere sotto forma di sogno, lapsus, sintomo. Nei mercati, il rimosso ritorna sotto forma di pattern. E il pattern, oggi, è chiaro: volatilità politica, incertezza sugli annunci, rotazione geografica, dollaro più debole, ricerca di diversificazione. È la stessa dinamica del 2025, solo con un nuovo packaging narrativo.

In un contesto in cui gli annunci politici generano scosse di breve periodo, una riallocazione più globale può offrire benefici.

Non perché Europa o emergenti siano improvvisamente diventati una soluzione, ma perché la volatilità tende a concentrarsi negli epicentri politici, i flussi cercano rifugi alternativi e la diversificazione geografica riduce l’esposizione agli shock locali. È un approccio prudente, non un atto di fede. È memoria, non rimozione.

Il punto non è prevedere cosa accadrà domani. Il punto è riconoscere che abbiamo già visto qualcosa di molto simile. Se allora il presente assomiglia al passato, forse la domanda giusta non è cosa succederà, ma cosa applichiamo di ciò che abbiamo imparato. Forse perché, come nei sogni, preferiamo non ricordare le parti più scomode. Forse perché il mercato è programmato per guardare avanti, anche quando sarebbe utile sbirciare indietro. Forse perché la memoria finanziaria è corta, selettiva, emotiva.

I mercati, oggi stanno tornando esattamente lì: almeno da un punto di vista direzionale. La volatilità politica crea instabilità, l’instabilità genera rotazione, la rotazione riporta gli investitori a guardare il mondo, non solo gli Stati Uniti. È un ritornello. Come tutti i ritornelli, torna quando meno te lo aspetti.

Il mercato non è un sognatore ingenuo. Rimuove, dimentica, si sorprende. Eppure, la storia recente offre lezioni preziose. In un mondo in cui gli annunci politici possono creare scosse improvvise, pensare globale non è fuga: è lucidità.

È un modo per evitare che il rimosso ritorni sotto forma di shock. È un modo per trasformare un déjà-vu in una strategia. Il sogno può anche ripetersi. Ma la memoria, quella sì, possiamo allenarla.