I fondi a tema Esg continuano a fare meglio del resto del mercato, anche in un contesto difficile come quello attuale. Se più di metà dei fondi etici e sostenibili ha registrato una prova più convincente dell’indice delle Borse mondiali lo si deve alla fase di boom attuale dell’universo Esg.
I motivi sono diversi e vari, ma i tre fattori principali potrebbero essere suddivisi come segue. Gli investimenti sostenibili e responsabili sono in grado di garantire al giorno d’oggi:
- una migliore performance, sebbene solitamente di breve durata;
- una gestione del rischio più efficace;
- minore volatilità.
Secondo illustri commentatori di mercato, quando la crisi scatenata dalla pandemia di coronavirus volgerà al termine e i gestori di fondi torneranno a concentrarsi sulle strategie per generare alpha, probabilmente l’analisi dei criteri Esg sarà in cima alla loro lista di priorità.
È dunque un buon momento per esaminare se esiste un rapporto tra l’esposizione ai criteri Esg e il rendimento ottenuto. Spoiler: paga avere quell’intuito che permette di trovare il gioiello nascosto o di cogliere l’attimo propizio per salire sul carro.
Migliore gestione del rischio e meno volatilità
Una migliore comprensione dell’impatto della transizione energetica, dei vincoli ambientali e delle disuguaglianze sociali permette di gestire meglio il rischio, rileva Denis Panel, head di MAQS, divisione di BNP Paribas Asset Management.
Da questo, “A lungo termine, crediamo che ne deriverà una performance più sostenibile“.
Robin Braun di DWS osserva che gli indici Esg hanno garantito i medesimi rendimenti dei benchmark tradizionali, seppur con una volatilità e costi spesso inferiori. Questo nonostante gli indici Esg siano per natura meno diversificati.
In più, l’opinione diffusa è che le strategie Esg permettano di andare ben oltre la mera riduzione dei rischi. Spesso sono sinonimo anche di rendimenti più alti. Vediamo quando.
Migliori performance? Dipende dai casi
Una governance aziendale più oculata, un impegno attivo nell’attuazione di pratiche sostenibili e responsabili, e un’analisi più accurata delle scelte di investimento, consentono normalmente anche di ottenere migliori risultati. Nell’economia reale e nei mercati finanziari.
Secondo Pedersen, Fitzgibbons e Pomorski, tre ricercatori di AQR, i criteri Esg permettono di prevedere anche gli utili futuri delle aziende.
“L’ESG – secondo loro – è un indicatore positivo dei rendimenti futuri fintanto che il valore dell’ESG non è pienamente valutato sul mercato”.
Quel “fintanto” è l’elemento chiave. Il fattore sorpresa è fondamentale. È la differenza tra sovraperformance e prova modesta.
Se ci si basa sulle ultime ricerche sul tema del rapporto tra investimenti sostenibili e rendimenti, come l’annuario di Credit Suisse per il 2020, non c’è una prova che le strategie Esg garantiscano una performance migliore rispetto alla concorrenza.
Detto questo, dagli studi accademici su un orizzonte più a lungo termine che mettono a confronto una governance attiva oltre che responsabile e i risultati ottenuti, non emerge nemmeno la prova di una sotto performance.
La tesi dei ricercatori di Oxford è la seguente. È più probabile che gli impegni Esg presi dalla dirigenza abbiano successo se la società ha problemi di reputazione e una maggiore capacità di attuare quei cambiamenti. In questo senso, la collaborazione tra gli azionisti attivisti è fondamentale per aumentare il tasso di successo degli impegni ambientali e sociali.
Dopo aver rivolto attenzione alle questioni ambientali e sociali, le aziende sperimentano presto un miglioramento delle prestazioni contabili e della governance e un aumento della partecipazione di grandi organizzazioni, istituzioni e fondi pensione. Tuttavia, non ci sono basi solide al momento per dire che garantiscano l’alpha al 100%.
Chi fa la prima mossa si intasca tutto l’alpha
Un modo per scoprire quale sia il rapporto che intercorre tra alpha e sostenibilità è studiare il modello proposto dalla società di investimento AQR. In esso l’equilibrio dei costi e dei benefici potenziali degli investimenti Esg tiene conto delle preferenze degli investitori circa le questioni ambientali, sociali e di governance.
Nello sviluppare il modello, gli autori hanno scoperto che sebbene alcune misure Esg consentano di ottenere ritorni da investimento più alti di altre, certe strategie comportano di contro performance di portafoglio identiche se non peggiori.
Il modello esposto da AQR prevede che il rapporto tra l’impegno nei valori Esg e i ritorni da investimento possa uscire indebolito quando la maggior parte degli investitori è ormai consapevole del valore delle misure Esg. In questo cao, l’Esg non sposta l’ago della bilancia dell’alpha.
Il segno si può persino capovolgere, con l’Esg che diventa quindi un indice di performance negativo dei rendimenti, “quando gli investitori sono disposti ad accettare rendimenti inferiori in cambio di azioni più responsabili“.
In breve, conta il tempismo. Se è vero che i profitti derivanti da una governance attiva dureranno probabilmente poco, per via della concorrenza di alcuni investitori e al recupero del ritardo accumulato da parte di altri, allora paga giocare d’anticipo.

