Marco Mencini, Head of Research Plenisfer Investments SGR

 

Il tema della sicurezza energetica è tornato al centro dell’attenzione dopo l’attacco al regime dell’Iran.

Al blocco dello stretto di Hormuz, da cui transita circa il 20% del consumo globale di petrolio e del commercio mondiale di gas naturale liquefatto – è seguita un’impennata del prezzo del greggio, con il brent che ha rapidamente superato i 100$ al barile.

Marco Mencini
Ma se l’aumento dei prezzi del greggio riflette la crisi in atto, l’evoluzione dello scenario potrebbe portare a conseguenze più strutturali.
Con l’incertezza che circonda la futura fornitura di greggio pesante e acido dal Venezuela oltre che dall’Iran, lo stoccaggio diventerà ancora più strategico.
L’accumulo di scorte da parte della Cina – pilastro fondamentale della domanda di greggio nel 2025 – rimarrà un fattore chiave di stabilizzazione nel 2026. Si calcola che anche riempiendo solo il 10% della capacità nominale di stoccaggio del Paese si genererebbe una domanda incrementale di circa 30 milioni di barili. L’eccedenza di produzione di greggio prevista per il 2026, pari a 1,8 milioni di barili al giorno, potrebbe essere in gran parte assorbita da questa domanda che fornirebbe quindi un supporto fondamentale ai prezzi.
Nonostante queste prospettive favorevoli a medio/lungo termine, il settore dei servizi petroliferi ha subito un calo significativo rispetto alle materie prime e alle principali compagnie petrolifere, data l’incertezza a breve termine sull’attività in Medio Oriente (che rappresenta circa 1/3 del portafoglio ordini del settore).
Pertanto, prevediamo che il settore dei servizi petroliferi sarà il principale beneficiario della rinnovata ricerca di sicurezza energetica, anche tenendo conto dell’incessante concentrazione dell’offerta.