Iran-Usa: la situazione in Iran resta estremamente incerta, ma nel breve termine lo scenario più probabile è il mantenimento di un equilibrio fragile. L’analisi del Global Credit Team di Algebris Investments

L’equilibrio fragile è segnato da episodici scontri militari e successivi tentativi di evitare un’escalation più ampia.
La ripresa delle ostilità e le dichiarazioni di Trump, secondo cui l’accordo con Teheran poteva considerarsi di fatto concluso, hanno inizialmente provocato un forte rialzo del prezzo del petrolio e una breve fase di avversione al rischio sui mercati.
Le tensioni si sono poi attenuate dopo che Trump ha più volte ribadito che “l’Iran vuole un accordo”. Entrambe le parti sembrano ancora intenzionate a evitare un conflitto su vasta scala, ma l’assenza di un quadro negoziale chiaro continua a lasciare i mercati esposti a nuove fasi di volatilità legate all’evoluzione delle notizie.
Vertice NATO di Ankara – La geopolitica al centro
Il vertice NATO di Ankara ha riportato la geopolitica al centro dell’attenzione, con discussioni dedicate all’Ucraina, alla sicurezza europea, alla spesa per la difesa e al futuro ruolo degli Stati Uniti all’interno dell’Alleanza.
Nelle settimane precedenti al vertice, Trump aveva assunto una posizione relativamente più favorevole nei confronti dell’Ucraina, prendendo in parte le distanze dallo scetticismo mostrato in precedenza sul sostegno militare e finanziario degli Stati Uniti.
Il suo approccio è tuttavia rimasto mutevole e fortemente condizionato da considerazioni di natura negoziale. Erdogan ha sfruttato il vertice per ribadire il ruolo centrale della Turchia all’interno della NATO, presentandola come interlocutore strategico nei conflitti in Ucraina e Iran e come partner essenziale per la sicurezza sia dell’Europa sia degli Stati Uniti.

