Islanda: seguiremo con interesse l’imminente voto islandese sull’adesione all’UE, previsto per il 29 agosto. Mark Dowding, Fixed Income CIO, RBC BlueBay Asset Management

Con il fronte del “sì” in leggero vantaggio nei sondaggi, un esito che riavvii i negoziati di adesione all’UE potrebbe suscitare interesse per le obbligazioni e il cambio islandesi, soprattutto considerando che i tassi di riferimento islandesi si attestano all’8% e il paese vanta una solida posizione di riserve nette.
Per l’adesione definitiva all’UE sarebbe necessario un ulteriore referendum, ma sembra chiaro che, se i cittadini islandesi potessero essere convinti, il resto dell’UE li accoglierebbe a braccia aperte.
Per quanto riguarda l’Islanda, è anche interessante riflettere su come gli interventi di Trump in Groenlandia abbiano contribuito a plasmare le opinioni e a promuovere un’identità più filoeuropea.
A livello globale, è degno di nota riflettere su quante persone provino timore per il proprio futuro in un contesto di grande incertezza e instabilità.
Con i timori di un futuro distopico legato all’intelligenza artificiale che si aggiungono al senso di disagio, è stato interessante osservare i comportamenti che ne derivano. A questo proposito, la tendenza tra i super-ricchi ad acquistare isole private e a costruire enormi bunker sotterranei è tutt’altro che rassicurante. È anche interessante contrapporre questo sentimento di avversione al rischio alle valutazioni dei mercati finanziari, che sembrano molto più legate all’ideale utopico che numerosi amministratori delegati del settore tecnologico hanno pubblicamente voluto abbracciare.
È comprensibile che i visionari vogliano vendere sogni di un futuro pieno di possibilità illimitate, nell’era dell’abbondanza in cui viviamo, libera dalle malattie. Eppure, dovremmo tutti sapere che è saggio prendere questo discorso di vendita con le dovute pinze.
Allo stesso modo, è comprensibile che Bessent e Trump vogliano vendere una prospettiva di forte crescita economica statunitense, bassa inflazione, rendimenti bassi e deficit ridotti negli anni a venire, così come vogliono vendere l’idea di una vittoria totale sull’Iran e di un nuovo futuro radioso in Medio Oriente.
Tuttavia, tali affermazioni possono anche essere interpretate come una strategia di marketing, e in un momento in cui gli elettori sembrano diventare sempre più stanchi e cinici nei confronti di queste promesse altisonanti, sarà interessante vedere cosa accadrà se i mercati non andranno incontro alle aspettative dell’amministrazione.
Il rischio di un errore politico potrebbe aumentare in modo significativo in un simile scenario e, come abbiamo avuto modo di constatare in Medio Oriente, piani mal eseguiti potrebbero peggiorare notevolmente una situazione già difficile, se non si presta la massima attenzione. Con la fine dell’estate, ciò potrebbe suggerire che la volatilità sia sul punto di aumentare…

