L’attuale fase di stallo potrebbe trarre beneficio dalle mosse di politica monetaria. A colloquio con Olivier Baduel, head of equity investments di Ofi Invest AM

Sull’azionario dell’area euro è sempre aperta la discussione sulla forte sottovalutazione rispetto a quello statunitense. Il P/e è nettamente inferiore rispetto a quello dell’S&P 500. Per trovare un divario simile a quello attuale dobbiamo risalire al 2011, all’apice della crisi dell’eurozona. Qual è la vostra valutazione?
In primo luogo, bisogna ammettere che i mercati azionari dell’Eurozona scambiano a P/E inferiori a quelli degli Stati Uniti per ragioni strutturali, una delle quali è certamente la dimensione delle masse gestite dai fund manager locali. Il “mercato domestico” deve sempre ricevere una premium valuation. Un altro elemento da prendere in considerazione è il differenziale di crescita tra le due economie, stimato ad almeno l’1% in favore dell’America, che spiega le potenzialità di crescita più sostenute delle imprese del Nuovo Continente. Infine, gli Usa sono chiaramente più propensi alla nascita di realtà con un percorso di crescita particolarmente rapido; basta osservare a quanto accaduto recentemente con l’AI. In sintesi, il mercato azionario Usa gode di un costo del capitale minore e di una crescita potenziale di lungo termine maggiore, in parte per una prospettiva migliore di tutta l’economia locale e in parte per un mix di settori più ricco. Alla luce di quanto appena detto, è normale che l’attuale fattore di sconto dell’azionario europeo, rispetto agli Stati Uniti, sia particolarmente alto.
Tuttavia, questo gap trae origine anche da due altri fattori: il primo è il differenziale di crescita più marcato del solito tra le due economie, con gli Usa che continuano a registrare performance sorprendenti, mentre l’Eurozona appare prossima alla recessione; il secondo è il conflitto in Ucraina e le sue conseguenze, come l’aumento del prezzo del gas, che devono essere compensate da una maggiore remunerazione del rischio, in quanto abbassano il potere d’acquisto dei consumatori e mettono sotto stress i margini operativi delle aziende europee.
In ogni caso, quello che interessa agli investitori è sapere se questo differenziale può essere ridotto e, per noi di Ofi Invest AM, la risposta è sì. Da un lato si osserva che negli Stati Uniti la remunerazione del rischio è storicamente bassa; pertanto, è difficile che possa scendere ulteriormente. Dall’altro, la crescita dell’Eurozona può riprendersi non appena la Banca Centrale Europea invertirà la sua politica monetaria. Ad oggi si osserva che gli aumenti salariali compensano parte della perdita di potere d’acquisto, i risparmi rimangono elevati e i consumatori hanno bisogno di una maggiore fiducia per poter spendere. Lo stesso vale per le aziende, che sono in una fase di stallo, in attesa di un secondo semestre migliore. Per questo l’azione della Bce sarà cruciale per rilanciare la crescita.
Secondo i dati di Factset®, il P/E ratio previsto per i prossimi 12 mesi per l’indice EuroStoxx è di 12,7, mentre la sua media di lungo periodo è di 13,7. Quindi, se l’economia accelerasse per tornare a convergere al suo valore medio, potremmo assistere a un rialzo dell’8%.

L’Eurozona presenta un quadro eterogeneo a livello macro. Quali Borse dell’area ritenete siano le più interessanti in questa fase?
Innanzitutto, dobbiamo premettere che noi non abbiamo una view di paese, in quanto seguiamo un approccio bottom-up per l’intera Area Euro. Detto ciò, se assisteremo alla variazione di politica monetaria della Bce citata in precedenza, possiamo prevedere un recupero di questo mercato. In particolare, i settori più ciclici dovrebbero essere quelli che otterranno le performance migliori, sospinti anche dalla normalizzazione dei prezzi del gas e, a cascata, dell’energia elettrica. Dallo scenario attuale, riteniamo che le imprese che beneficeranno di più di questa dinamica sono quelle tedesche e, in misura minore, quelle italiane.
Più in generale, le imprese europee sono anche ampiamente esposte alle economie emergenti e i tassi a breve termine più bassi della media negli States dovrebbero avere effetti positivi per queste ultime e quindi per i mercati azionari dell’Eurozona.

