A colloquio con Piergaetano Iaccarino, Head of Equity Solutions di Amundi

Le small cap Usa continuano a essere considerate uno dei segmenti più fertili del mercato azionario. Credete che l’attuale scenario dell’economia statunitense sia favorevole alla performance dei titoli a minore capitalizzazione?

Piergaetano Iaccarino

Lo scenario è potenzialmente favorevole, ma va letto in modo selettivo. Le small cap Usa presentano oggi diversi elementi di interesse: valutazioni relative molto compresse rispetto alle large cap, maggiore esposizione alla domanda domestica, minore dipendenza dai ricavi internazionali e possibilità di recupero degli utili dopo anni di sottoperformance. In un mercato statunitense molto concentrato su pochi grandi titoli tecnologici, il segmento offre anche diversificazione e un’esposizione più diretta all’economia reale statunitense.

Il principale ostacolo rimane il costo del capitale. Le società a minore capitalizzazione sono più sensibili ai tassi, perché hanno spesso minore accesso ai mercati obbligazionari, maggiore dipendenza dal credito bancario e più debito a tasso variabile o da rifinanziare. Tassi elevati più a lungo continuano quindi a pesare su margini, valutazioni e rischio di rifinanziamento, soprattutto per le aziende meno profittevoli.

Tuttavia, il quadro non è solo difensivo. Le attese indicano una possibile accelerazione della crescita degli utili delle small cap nel 2026-2027, superiore a quella delle large cap, anche grazie a una base di partenza più depressa. Inoltre, le valutazioni contenute possono favorire le operazioni di fusione e acquisizione: società più grandi, con bilanci solidi, possono acquisire small cap per comprare crescita, innovazione o competenze specialistiche a multipli interessanti.

In sintesi, le small cap appaiono interessanti, ma non basta che siano “cheap”. Per una sovraperformance sostenibile servono stabilizzazione dei tassi, credito meno restrittivo e conferme sul recupero degli utili. La selezione resta centrale: bilanci solidi, generazione di cassa e capacità di trasformare la fase ciclica in crescita degli utili.

Il dibattito sulle prossime mosse della Fed in scia all’arrivo del nuovo governatore Kevin Warsh è aperto. Qual è, a vostro parere, lo scenario di politica monetaria più favorevole al segmento small caps?

Lo scenario più favorevole per le small cap non sarebbe necessariamente un taglio aggressivo e rapido dei tassi. Un allentamento monetario marcato potrebbe essere interpretato dal mercato come il segnale di un brusco deterioramento dell’economia, con effetti negativi sulle aspettative sugli utili. Il contesto ideale sarebbe invece una Fed credibile, gradualmente meno restrittiva, che possa tagliare i tassi perché l’inflazione sta rientrando e non perché la crescita sta cedendo.

Per le small cap, la combinazione migliore sarebbe: attenuazione dell’inflazione, rendimenti obbligazionari più stabili, condizioni di credito meno rigide e crescita nominale ancora positiva. Questo ridurrebbe il costo del debito, attenuerebbe il rischio di rifinanziamento e aumenterebbe il valore attuale degli utili futuri. Ne beneficerebbero soprattutto le società domestiche, cicliche e di qualità, capaci di trasformare un contesto monetario meno penalizzante in crescita degli utili.

Al contrario, una Fed costretta a mantenere tassi elevati per un periodo prolungato sarebbe uno scenario difficile: penalizzerebbe le aziende più indebitate, comprimerebbe i multipli e renderebbe più selettivo l’accesso al credito. Anche un taglio dei tassi motivato da una recessione non sarebbe necessariamente positivo: il sollievo sui multipli potrebbe essere compensato da revisioni al ribasso degli utili.

Il punto chiave, quindi, non è solo “quanto” la Fed taglierà, ma “perché” lo farà. Per le small cap, il miglior equilibrio sarebbe una normalizzazione ordinata della politica monetaria, accompagnata da un’economia resiliente e da revisioni positive degli utili. In questo scenario, il segmento avrebbe sia il supporto dei tassi sia quello degli utili: una combinazione particolarmente favorevole per trasformare valutazioni interessanti in performance effettiva.