Chart of the Week a cura dell’Economic Team di Payden & Rygel

                      

Con il susseguirsi dei dati sull’inflazione pubblicati la scorsa settimana, continua a crescere il dibattito sui possibili effetti inflazionistici legati alla costruzione di data center, dai maggiori consumi energetici ai costi dell’hardware. Tuttavia, il quadro è più articolato di quanto sembri.

Il costo di utilizzo dei modelli di AI che generano token per l’utente finale potrebbe infatti non aumentare, ma diminuire. Per valutarlo correttamente, così come avviene nella misurazione dell’inflazione di beni e servizi, è necessario tenere conto dei miglioramenti qualitativi. Nel caso dell’AI, questo significa misurare il costo dei token a parità di livello di intelligenza del modello. Emerge così che, per tutti i modelli con un livello di intelligenza equivalente a quello di ChatGPT-4 al momento del suo rilascio nel novembre 2023, il costo per produrre un milione di token è sceso di oltre il 99,9%, passando dai 60 dollari iniziali a soli 0,05 dollari nel gennaio 2026. Questo senza considerare che alcuni di questi modelli oggi superano ampiamente le performance di ChatGPT-4.

La deflazione dei token implica quindi che l’utilizzo dell’AI stia diventando più economico, producendo risultati migliori e aumentando l’efficienza complessiva, con il potenziale, nel lungo periodo, di rappresentare un impulso deflazionistico per la produttività.