Kevin Thozet, Portfolio Advisor e membro dell’Investment Committee di Carmignac

regno unito, uk
Keir Starmer ha rassegnato ufficialmente le dimissioni da primo ministro questo lunedì mattina, lasciando Andy Burnham, sindaco della Grande Manchester e importante esponente laburista favorevole alla devolution, come principale candidato alla carica di primo ministro del Regno Unito.

Reazione dei mercati

I mercati obbligazionari hanno accolto positivamente l’annuncio, così come la sterlina. Andy Burnham ha pochi incentivi ad assumere impegni politici ambiziosi in questa fase. Se dovesse spostarsi a sinistra per intercettare quella che oggi costituisce la maggioranza del Partito Laburista, rischierebbe infatti di allontanare gli investitori obbligazionari e di spingere ulteriormente al rialzo i rendimenti dei titoli di Stato britannici. Se, al contrario, si orientasse verso il centro, rischierebbe di alienarsi la sua base elettorale. Lo status quo è quindi l’esito più probabile.

Ora che il primo ministro si è dimesso, Burnham ha due strade per arrivare al numero 10 di Downing Street: vincere una corsa alla leadership oppure essere eletto leader laburista senza sfidanti. Quest’ultima opzione sarebbe particolarmente positiva per gli asset britannici, poiché ridurrebbe il periodo di incertezza e la volatilità di mercato ad esso associata.

Anche la probabile composizione del prossimo gabinetto contribuisce alla reazione contenuta dei mercati. La prospettiva che Wes Streeting, esponente dell’ala moderata del Partito Laburista, ricopra un ruolo di primo piano è vista positivamente dagli investitori. La sua presenza offrirebbe un contrappeso alle politiche meno favorevoli al mercato, dalle proposte di nazionalizzazione all’aumento della spesa sociale finanziato tramite maggiori imposte, segnalando al contempo una transizione di potere relativamente ordinata e un rapido avvicendamento al governo.

Cosa possono aspettarsi gli investitori?

Con costi elevati per il servizio del debito e un margine di manovra fiscale limitato da prospettive di crescita più deboli e tassi di interesse più alti, nuovi impegni di spesa richiederebbero probabilmente un aumento delle emissioni di Gilt o un allentamento delle regole di bilancio: due opzioni le cui conseguenze negative sono ben comprese sia dai mercati sia dai policy maker. Pertanto, qualsiasi aumento significativo della spesa dovrebbe probabilmente essere compensato da tagli in altri ambiti o da maggiori imposte.

La preoccupazione non è quindi una perdita improvvisa di credibilità “alla Truss” causata da tagli fiscali non finanziati, ma piuttosto un’erosione graduale e duratura della credibilità fiscale, determinata dall’aumento degli impegni di spesa strutturale e da un ritmo più lento di riduzione del debito.

Queste preoccupazioni si riflettono sempre più nei mercati del reddito fisso. Gli investitori richiedono in misura crescente un premio a termine più elevato per compensare l’incertezza fiscale e il rischio legato alla futura offerta di Gilt. Il premio a termine del Regno Unito sta convergendo sempre più verso quello dei Paesi europei tradizionalmente più fragili sul piano fiscale.
Il Regno Unito si avvia ad avere il settimo primo ministro in un decennio. Nello stesso periodo, la Francia ha avuto nove capi di governo, mentre l’Italia ne ha avuti cinque. In termini di avvicendamento della leadership, il Regno Unito si è spostato verso l’estremità più volatile dello spettro europeo. Solo la Francia ha registrato un numero maggiore di cambi di capo di governo tra le principali economie del continente nell’ultimo decennio. La maglia nera politica e fiscale d’Europa resta ancora in palio.
Finora la sterlina ha resistito relativamente bene al rumore politico, sostenuta dal fatto che una sfida alla leadership era ampiamente prevista e dal supporto dei tassi britannici ancora elevati. Il rischio, tuttavia, è che l’aumento dei rendimenti rifletta sempre più le preoccupazioni fiscali anziché l’attrattiva monetaria. In questo scenario, tassi più elevati diventerebbero un fattore negativo per la sterlina, anziché positivo. Con la sterlina che appare già costosa secondo diversi indicatori di valutazione, ciò rafforza ulteriormente le ragioni per mantenere un posizionamento sottopesato.