Mercato e lezioni: Più volte i mercati hanno dimostrato che il reddito, la diversificazione e la pazienza spesso contano più del tempismo tattico. Aberdeen Investments

Con l’arrivo dell’estate, gli investitori tornano a sentire il detto di Borsa “Sell in May and go away, and come back on St. Leger’s Day”, secondo cui gli investitori dovrebbero vendere le proprie partecipazioni a maggio per evitare rendimenti inferiori durante i mesi estivi e autunnali, per poi tornare a investire a novembre.
Sebbene si tratti di un motto accattivante, la storia suggerisce che prendere decisioni di investimento basandosi esclusivamente sul calendario può comportare il rischio di perdere di vista ciò che realmente determina i risultati nel lungo termine.
Aberdeen Investments segnala l’importanza di fare un passo indietro e riprendere in considerazione alcune lezioni importanti che spesso vengono dimenticate durante i periodi di incertezza di mercato.
Il reddito conta più di quanto molti credano
Quando i mercati crescono lentamente o registrano un andamento laterale, il reddito ha rappresentato spesso un fattore determinante per i rendimenti a lungo termine. I dividendi delle azioni e gli interessi delle obbligazioni hanno storicamente contribuito alla crescita dei portafogli, anche quando i prezzi non hanno registrato variazioni significative. Nel lungo periodo, i dividendi hanno rappresentato circa un terzo del rendimento totale dell’indice S&P 500¹.
Lezione dimenticata: il total return non dipende solo dall’aumento dei prezzi, ma comprende anche i profitti generati dagli investimenti nel corso del tempo. Detenere un portafoglio di investimenti che generano reddito può rendere i ritorni più affidabili nel tempo e contribuire a smorzare le oscillazioni in periodi di volatilità dei mercati.
I mercati tendono a riprendersi più rapidamente degli investitori
Dopo forti cali di mercato, come quelli registrati nel 2008 e nel 2020, molti investitori hanno venduto nel momento peggiore possibile e hanno aspettato che la situazione tornasse a sembrare “sicura” prima di reinvestire. Purtroppo, i mercati non aspettano che torni la fiducia. Alcuni dei rialzi più consistenti si sono verificati storicamente poco dopo le fasi di ribasso, il che significa che restare fuori dal mercato può costare caro. Ad esempio, in seguito all’annuncio sui dazi del 2 aprile 2025, noto come “Liberation Day”, i titoli azionari globali hanno subito un forte calo, toccando il minimo l’8 aprile, per poi rimbalzare rapidamente e recuperare i precedenti massimi entro il 2 maggio 2025.
Lezione dimenticata: in genere, rimanere investiti nel tempo è più importante che aspettare certezze.
Quando gli investimenti si concentrano sugli stessi asset, il rischio si accumula in silenzio
I mercati attraversano fasi in cui la scena è dominata da un paese, un settore o uno stile di investimento. Alla fine degli anni ’80, il Giappone rappresentava quasi la metà del mercato azionario globale. Alla fine degli anni ’90, i titoli tecnologici facevano da traino. L’elevata concentrazione odierna in un numero ristretto di grandi società statunitensi denominate “Magnificent Seven”, che da sole rappresentano circa il 20% dell’indice azionario globale, ci ricorda che ciò che sembra sicuro e ovvio rischia il sovraffollamento.
Lezione dimenticata: la diversificazione è fondamentale quando un segmento del mercato sembra inarrestabile.
L’inflazione cambia le regole
I periodi di forte inflazione, come gli anni ’70, il 2022 e ancora più recentemente, hanno dimostrato che i mercati non sempre si comportano come previsto. Le azioni hanno faticato a tenere il passo e le obbligazioni non sono riuscite a fornire la protezione su cui molti investitori facevano affidamento. Quando l’inflazione subisce variazioni significative, le consuete relazioni tra asset class possono venir meno. Ad esempio, nel 2022, sia le azioni che le obbligazioni hanno registrato un calo, con l’indice S&P 500 in ribasso di circa il 18% e l’indice Bloomberg US Aggregate Bond in calo di circa il 13% in termini locali. Questo è il motivo per cui i portafogli più diversificati, che includano anche infrastrutture o altri asset reali, possono svolgere un ruolo utile.
Lezione dimenticata: l’inflazione modifica il comportamento dei mercati e le vecchie convinzioni non sempre restano valide.
I beni rifugio non si comportano sempre allo stesso modo
I recenti shock geopolitici, come le tensioni in Medio Oriente che hanno fatto salire i prezzi del petrolio e alimentato le aspettative di inflazione, hanno dimostrato che anche i tradizionali beni rifugio possono subire forti oscillazioni di prezzo.
Ad esempio, l’oro è stato a lungo considerato una riserva di valore e un modo per proteggere il capitale nei periodi di crisi. Questo può essere vero nel lungo termine, ma il percorso è raramente lineare. L’oro può scendere proprio quando gli investitori si aspettano maggiormente protezione: alla fine di marzo 2026 ha perso quasi l’11% in una sola settimana, registrando uno dei cali a breve termine più marcati degli ultimi decenni.
Lezione dimenticata: “difensivo” non significa “privo di rischio”. È necessaria una combinazione di strumenti difensivi, non una singola copertura.
Katie Trowsdale, Head of Multi-Asset Solutions di Aberdeen Investments, ha commentato: “I detti di mercato come “Sell in May” sono facili da ricordare e rassicuranti nella loro semplicità, soprattutto nei periodi di incertezza. Ma la storia suggerisce che il successo degli investimenti a lungo termine è stato raramente determinato dal seguire il calendario. Al contrario, è derivato piuttosto dal mantenimento della diversificazione, dal rimanere investiti attraverso i cicli di mercato e dall’adattarsi al mutare delle condizioni.
Mentre gli investitori valutano la loro prossima mossa, potrebbe valere la pena concentrarsi meno su frasi ad effetto e più sulle lezioni che i mercati hanno ripetutamente insegnato, spesso proprio nei momenti in cui è più facile dimenticarle.”

