Le azioni dei mercati emergenti hanno ancora margini di rialzo grazie a utili, tecnologia e sostegno fiscale

Le azioni dei mercati emergenti hanno raggiunto nuovi massimi nonostante il conflitto in corso in Medio Oriente. La principale vulnerabilità riguarda il comparto energetico: un’ulteriore interruzione dello stretto di Hormuz, snodo chiave per il transito di petrolio e gas, farebbe salire i prezzi dell’energia e aggraverebbe l’inflazione. Uno shock prolungato complicherebbe anche la politica fiscale, soprattutto nei paesi con margini di manovra limitati. Pur restando incerta la durata di eventuali interruzioni nei flussi energetici, le azioni dei mercati emergenti restano resilienti, sostenute dalla dispersione tra aree geografiche, dal rally del settore tecnologico e dalla crescita degli utili, che dovrebbe accelerare ben oltre quella dei mercati sviluppati.

Azioni dei mercati emergenti: forte crescita degli utili, solido ciclo tecnologico e maggiore capacità di resistere agli shock

La crescita degli utili è uno dei principali fattori alla base della resilienza dei mercati emergenti, ma le differenze tra i paesi restano marcate, perché l’impatto del conflitto sta colpendo in modo disomogeneo. L’America Latina è relativamente protetta, sia per la distanza dal conflitto sia perché è un esportatore netto di energia, mentre i paesi asiatici importatori di energia risultano più esposti. Il rialzo dei costi di petrolio, gas, fertilizzanti e trasporti può rallentare il processo di disinflazione, costringendo gli importatori a gestire un trade-off più difficile tra inflazione e tassi d’interesse.

Anche lo spazio fiscale e la capacità di introdurre sussidi variano da area ad area. Per esempio, Corea del Sud, Taiwan e Cina dispongono di margini fiscali maggiori rispetto a India, Indonesia, Filippine e Thailandia. Nel complesso, la tenuta dei mercati emergenti è confermata anche dai minori deflussi di capitali, dai costi di finanziamento contenuti e da politiche economiche più solide, come sottolineato di recente anche dal Fondo monetario internazionale.

Le attese sugli utili stanno accelerando, portando le stime sugli utili per azione delle società dell’indice MSCI EM al 31%. Riteniamo che questa previsione sia eccessivamente ottimistica, pur aspettandoci che la crescita dell’EPS resti solida, soprattutto grazie al continuo sostegno del ciclo tecnologico. Le società tecnologiche asiatiche stanno pubblicando risultati robusti, con le stime sull’EPS stabilizzate al 66% (aprile 2026). Tuttavia, le azioni dei mercati emergenti continuano a scambiare con un forte sconto di valutazione: l’indice MSCI EM tratta a circa il 39% di sconto sul forward price/earnings e a circa il 42% sul price-to-book.

Monica Defend, Head of Amundi Investment Institute, commenta: “Il debito dei mercati emergenti resta molto sensibile all’appetito globale per il rischio e all’andamento del dollaro; tuttavia, una crescita più solida rispetto ai mercati sviluppati può ancora attirare capitali e attenuare gli shock. Con il calo del ricorso al debito in dollari, i risultati dipendono sempre più dai fattori interni: credibilità delle politiche, dinamiche dell’inflazione e profondità dei mercati locali.”

 “Nonostante le tensioni in Medio Oriente e il rialzo del prezzo del petrolio, le azioni dei mercati emergenti restano resilienti, sostenute da utili robusti, da un forte ciclo del settore tecnologico e da solidi margini di manovra sul piano delle politiche economiche, anche se i rischi legati all’inflazione e le valutazioni continuano a determinare un andamento disomogeneo nel breve periodo” , conclude Vincent Mortier, Group Chief Investment Officer, Amundi