Market Flash di Alberto Tocchio, head of Global Equity and Thematics di Kairos Partners SGR

Le ultime due settimane hanno segnato un’accelerazione netta: quello che era un mare mosso è diventato una vera tempesta. Marzo si chiude con una delle peggiori performance congiunte per azionario e obbligazionario dal 2022, con il Brent stabilmente sopra i 110 dollari, in rialzo di oltre il 60% dall’inizio del conflitto.
Il mercato continua a raccontarsi una storia rassicurante, ma i segnali sotto la superficie suggeriscono che potremmo essere solo all’inizio di qualcosa di più profondo. Il parallelo che inizia a circolare non è più il 2022, ma il 2007–2008: i cuscinetti di allora oggi sono molto più sottili.
Il vero salto di qualità della crisi è il gas. Il blocco di Hormuz e i danni in Qatar hanno fatto salire i prezzi del gas in Asia di oltre il 150% in poche settimane. L’energia diventa leva politica: gli Stati Uniti la usano come strumento negoziale con l’Europa, con accordi legati a circa 750 miliardi di dollari di forniture.
Gli investitori stanno vendendo tutto insieme, azioni, obbligazioni e persino oro, rifugiandosi nella liquidità, ma da livelli di cash storicamente bassi. Il processo di de-risking potrebbe essere appena agli inizi, con il rischio concreto di entrare in uno scenario stagflazionistico che complica ulteriormente il mandato delle banche centrali.
Il messaggio chiave è di grande lucidità: serve sangue freddo, disciplina e il coraggio di decidere con chiarezza, non con paura. Nei mercati, come in mare, non vince chi evita la tempesta, ma chi riesce ad attraversarla senza perdere la rotta.

