Il Nasdaq 100 ha perso circa il 6,5% nel mese, ma è guardando i fattori che si capisce davvero l’intensità del movimento. Alberto Tocchio, head of Global Equity and Thematics, Kairos Partners

Le strategie momentum long short hanno perso circa il 15% in Europa e oltre il 20% negli Stati Uniti. I panieri di titoli legati all’intelligenza artificiale sono scesi del 20-25% dai massimi di giugno e sono tornati leggermente negativi da inizio anno. Al tempo stesso, il Russell ha sovraperformato l’S&P 500 di circa otto punti percentuali: secondo i dati che sto seguendo, la migliore performance relativa in 25 anni.
Per mesi pochi grandi titoli salivano mentre moltissime azioni correggevano. Ora è successo l’opposto: la tecnologia ha sofferto e il resto del listino ha iniziato a partecipare. Non significa che la rotazione sia completa, ma è il cambiamento che aspettavamo.
La scorsa settimana Alphabet ha contribuito a una delle più grandi perdite di capitalizzazione registrate in una sola seduta e Intel ha perso quasi il 30%. Le differenze tra le singole società contano, ma il filo comune è un posizionamento molto affollato in un momento in cui gli investitori chiedono maggiore chiarezza sui rendimenti del capitale. Per Google si aggiunge una domanda particolare: come evolverà il motore di ricerca tradizionale se saranno gli stessi assistenti di intelligenza artificiale a cambiare il modo in cui le persone cercano informazioni?
Nelle ultime puntate avevamo individuato tre possibili catalizzatori per un mercato più ampio: i tassi, la stagione delle trimestrali e i prezzi dell’energia. Partiamo dai tassi, perché anche qui il posizionamento ha amplificato il movimento. Quando i rendimenti si sono stabilizzati, molti fondi sistematici che erano molto corti di obbligazioni hanno dovuto ricoprirsi, acquistando obbligazioni e contribuendo alla discesa dei rendimenti. È il meccanismo che avevamo descritto come una possibile cassa di risonanza.
In una fase di vendite accelerate si può arrivare a vendere anche ciò che, sulla carta, dovrebbe proteggere il portafoglio. L’oro ha perso circa il 7% nel mese e l’argento quasi il 20%, nonostante la frenata dei tassi, i timori sull’inflazione e le tensioni geopolitiche. Una possibile spiegazione è la ricerca di liquidità per coprire le perdite e le richieste di margine su altre posizioni. Non possiamo attribuire ogni movimento a un’unica causa, ma i flussi aiutano a leggere una reazione altrimenti sorprendente.

