L’imponderabilità dell’evolversi della situazione ha portato Bdl Capital management ad azzerare l’esposizione ai titoli Ai. L’incremento del debito è una delle ragioni alla base della scelta

Bdl Capital Management è una società di gestione francese indipendente, il cui “unico obiettivo è selezionare buone aziende al giusto prezzo”, privilegiando aziende con un flusso di cassa sostenibile e investimenti redditizi grazie a forti barriere all’ingresso, come brevetti, licenze o quote di mercato. Si tratta di una filosofia d’investimento che accomuna gli asset manager alla ricerca di alpha e che sta diventando sempre più sfidante poiché, per il quarto anno di fila, è lo stile momentum a trainare gli indici di borsa, a discapito dello stile quality.
“Nello scenario attuale in cui il mercato è sempre più quantitativo e gli hedge fund pesano per il 50% dei flussi, con circa l’85% dell’ammontare in Cta e macro-trade, fare gestione attiva richiede un profondo lavoro di analisi e, soprattutto, avere pazienza per vedere crescere i propri ritorni” commenta Louis Larere co-gestore di Bdl Convictions, soluzione long-only che investe in azioni europee.
Più cautela sul mercato
I rialzi delle piazze finanziarie, caratterizzati appunto dallo stile momentum che riguarda soprattutto l’IT (hardware), le banche e l’energia, suggeriscono di assumere un posizionamento più cauto nei portafogli visto che “i flussi nell’asset class azionaria sono a livelli estremamente elevati e i rendimenti reali intorno al 2,5% negli ultimi cinque anni hanno solitamente indicato un livello in cui i corsi dei titoli hanno corretto” ricorda il gestore.
A ciò, secondo Larere, va aggiunto che le valutazioni offrono “poco margine di sicurezza”, che è la differenza tra il valore intrinseco di una società e il suo prezzo di mercato, e che le valutazioni, anche in Europa, sono sopra la media storica di 20 anni. Inoltre, mancano poche settimane alle elezioni di metà mandato negli Usa, appuntamento in prossimità del quale i mercati finanziari non offrono una buona performance. Tutto ciò avviene in uno scenario in cui continuano ad aumentare gli investimenti in Ai per i prossimi anni e la spesa fiscale rimane espansiva, in particolare nelle economie avanzate. Il finanziamento delle aziende tecnologiche e della spesa pubblica, unite all’incertezza geopolitica e politica (elezioni negli Usa e in Francia), si traduce in tassi d’interesse più elevati che inevitabilmente impattano sul costo del capitale e incidono sulla redditività delle stesse.
Zero esposizione all’Ai nei portafogli
È proprio l’imponderabilità dell’evolversi della situazione che ha portato l’asset manager ad azzerare l’esposizione ai titoli Ai. Infatti, l’aumento del capex in Ai sta facendo sì che i cash flow a disposizione delle imprese non siano più sufficienti a finanziare gli investimenti. Secondo Bdl, gli hyperscaler che sino a 10 anni fa erano net-cash, il prossimo anno potrebbero ritrovarsi con una posizione debitoria di 800 miliardi di dollari: “Crescerà quindi il ricorso al mercato dei capitali, soprattutto nell’ambito del credito, che ha già visto salire la presenza di emissioni di aziende tecnologiche nel comparto investment grade dal 6% di due anni fa all’attuale 40%”.
Si creerà, in pratica, una competizione tra titoli governativi e societari: i primi avranno bisogno di finanziare i propri disavanzi, i secondi i loro investimenti. Tutto ciò senza contare 1.200 miliardi di dollari di finanziamenti off balance sheet, che sono anch’essi fonte di rischio. “Quanto descritto implica, da parte nostra, una maggiore disciplina nel valutare le aziende e non investire – sottolinea Larere –in long duration asset, ma prediligiamo sovrappesare i titoli non-ciclici, che siano resilienti ai cambiamenti macroeconomici. Non abbiamo esposizione al 20% circa di titoli europei che trattano a un P/E sopra 25 nel fondo Bdl Convictions.
Abbiamo deciso di avere tatticamente un’esposizione alle azioni value e alle società “compounder”, ossia con una crescita costante e moderata a lungo termine, individuate attraverso ben definiti parametri: Ebit margin sopra il 25%, Roce sopra il 30% e debito netto/Ebitda inferiore a 1,3x. La qualità media del portafoglio è la più alta degli ultimi 10 anni”. Infatti, oltre il 65% del patrimonio netto è composto da titoli non-ciclici, con esposizioni ai consumi di prima necessità, infrastrutture, sanità.

