Mercato ad alta dispersione. I mercati continuano ad esprimere una rotazione profonda legata ad un cambiamento sostanziale nel posizionamento degli investitori. Luca Simoncelli, investments strategist, Invesco

Luca Simoncelli

Le dinamiche di riduzione nella leva finanziaria di hedge funds ed investitori sistematici stanno infatti lasciando spazio a fasi di consolidamento, il rischio di una vera e propria liquidazione e di contagio diminuisce. La trimestrale di Nvidia sarà il prossimo passaggio importante.

Il regime di elevata dispersione si conferma sempre più determinante sulle valutazioni di molti settori azionari.

Nel cammino di sviluppo del fenomeno AI il mercato oggi va a sostenere i multipli di quei titoli che stanno capitalizzando sull’enorme investimento infrastrutturale, quasi 650 miliardi di dollari nel 2026 da parte degli hyperscaler, come semiconduttori, computing, energia ed hardware; dove la domanda è tangibile. Le vittime della compressione dei multipli sono invece i nomi penalizzati dal crollo della visibilità prospettica di fatturato e competitività; la velocità con cui l’AI avanza sta infatti erodendo le assunzioni di “long-duration” su cui si fondano i multipli del settore del software.

L’AI agisce come un distruttore di visibilità nei vantaggi competitivi delle aziende, riduce i costi di switch e di replica, mentre accelera la velocità dell’innovazione. Ne deriva un effetto a doppio taglio: anche se i fondamentali attuali restano solidi, la “duration” implicita nella sostenibilità degli utili prospettici diventa improvvisamente poco credibile, portando una compressione aggressiva nei multipli di valutazione. In un mondo dominato da vibe coding, aggiornamenti mensili dei modelli, competizione open-source cinese e automazione agentica, una barriera all’ingresso o un vantaggio competitivo che sembrava solido può svanire in poco tempo.

Si consolida un contesto di mercato che richiede maggiore capacità nella selezione di singoli titoli e che continuerà a definire sempre più vincitori e vinti, anche all’interno di uno stesso settore.

In termini di esposizione a fattori e stili azionari, emerge sempre più la necessità di diversificare e bilanciare in maniera precisa i portafogli azionari; nel contesto che stiamo affrontando una combinazione multi-fattoriale ben equilibrata tra value, quality e momentum sarà molto importante per generare performance e stabilità.

Il tema della maggiore dispersione nei rendimenti è evidente anche sui mercati obbligazionari, il mercato del credito incontra inoltre incertezze che derivano dai segmenti più rischiosi dei mercati privati.

Non è più un mercato in cui inseguire il beta della compressione negli spread, ma si deve navigare una più ampia distribuzione di risultati, con maggiore variabilità nei rischi idiosincratici su diversi settori, rating e strutture del capitale. Anche il contesto economico porta dispersione nelle politiche commerciali e monetarie, e di conseguenze su tassi e valute. I mercati emergenti hanno infatti spazio in termini di tassi reali per tagliare ed attirare nuovi flussi d’investimento. Sul fronte valutario la debolezza del dollaro americano porta invece instabilità che genera tendenze nuove e opportunità. Un approccio incentrato alla ricerca di valore in ottica total return, con dinamicità su un ampio spettro di segmenti obbligazionari, può scoprire opportunità interessanti e con una costruzione di portafoglio bilanciata da una maggiore diversificazione.

Sul fronte geopolitico, le tensioni tra Stati Uniti e Iran sono aumentate, i negoziati diplomatici restano bloccati e la probabilità di un attacco americano cresce.

L’economia statunitense ha perso slancio in modo significativo nell’ultimo trimestre del 2025, con il PIL reale in crescita annualizzata dell’1,4%, ben al di sotto del consenso e in decelerazione rispetto al terzo trimestre.

La debolezza è stata in larga parte determinata dallo shutdown governativo di 43 giorni, che ha provocato un calo del 16% nella spesa federale. Un dato sporcato quindi da fattori specifici, ma in cui la domanda finale ha mostrato una buona resilienza. L’inflazione core PCE è salita dello 0.36% mese su mese in dicembre, anche questo un dato che contribuisce a generare incertezza e che si combina con il verbale dell’ultima riunione FED in cui la funzione di reazione risulta più equilibrata rispetto al rischio di inflazione. Incertezza sul contesto economico americano che aumenta anche sul fronte della politica commerciale, dopo la decisione della Corte Suprema di considerare illegittime le modalità con cui i dazi sono stati imposti. Il presidente Trump ha già imposto nuovi dazi “universali” seguendo una procedura diversa, ma molti dettagli legati alle tariffe precedenti ed eventuali rimborsi rimangono largamente irrisolti.

I segnali ciclici in Europa ed Asia si confermano in miglioramento, i dati PMI in Giappone hanno sorpreso in maniera significativa. Nella Zona Euro migliorano sia i servizi che la manifattura e la Germania contribuisce in maniera importante, tornando dopo più di tre anni in fase di espansione.