Il commento a cura del team di Generali Investments

Nonostante il rialzo dei prezzi energetici, l’incertezza geopolitica e condizioni finanziarie più restrittive, l’economia globale continua a mostrare una resilienza superiore alle attese.
Negli Stati Uniti il quadro rimane particolarmente solido. Nel secondo trimestre il PIL è cresciuto dell’1,5% annualizzato rispetto al trimestre precedente, mentre gli indicatori congiunturali continuano a segnalare un’espansione robusta dell’attività economica. L’ISM Services di agosto si è attestato a 55,4 punti, in rialzo rispetto ai 54,1 di luglio, mentre la componente manifatturiera, pur in lieve calo, rimane su livelli elevati a quota 54,6. Anche il mercato del lavoro continua a mostrare una notevole capacità di tenuta: il report di agosto è stato particolarmente convincente, con 162 mila nuovi posti di lavoro creati, oltre 100 mila in più rispetto alle attese, e un tasso di disoccupazione al 4,1%, il livello più basso da gennaio 2025.
Le sorprese più positive arrivano tuttavia dall’Eurozona. Dopo una prima parte dell’anno caratterizzata da dati relativamente deboli, gli indicatori pubblicati negli ultimi mesi hanno mostrato un deciso miglioramento. Nel secondo trimestre il PIL è cresciuto dello 0,6% rispetto ai tre mesi precedenti, dopo una fase di sostanziale stagnazione ad inizio anno. Anche gli indicatori anticipatori confermano questo miglioramento: ad agosto l’indice PMI Manufacturing è salito a quota 52,7, il livello più alto da oltre quattro anni, mentre il PMI Services si è attestato a 51,6, un livello compatibile con una crescita in linea con il potenziale.
Per il 2026 il consenso di crescita per l’Eurozona è passato dallo 0,6% di luglio all’attuale 0,9%, mentre per il 2027 le attese sono state riviste dall’1,2% all’1,3%.
Rischi per l’inflazione derivanti dal nuovo rialzo dei prezzi dell’energia
Torna al centro dell’attenzione il rischio di nuove pressioni inflazionistiche, legate in primo luogo all’energia ma con il rischio di effetti di secondo livello anche sull’inflazione core.
Negli Stati Uniti gli ultimi dati mostrano una situazione ancora relativamente ordinata ma con alcuni segnali che meritano attenzione. Ad agosto l’inflazione headline si è attestata al 3,4%, sostenuta soprattutto dalla forte accelerazione della componente energetica, in crescita di oltre il 16% rispetto ad un anno fa. Rimangono invece più contenute sia la componente alimentare (+2,7%) sia la componente core, che segna un +2,4%, grazie all’inflazione contenuta sui beni core (+1,0%).
Nel breve termine, la componente energetica potrebbe subire ulteriori pressioni al rialzo, considerati i livelli record raggiunti dai prezzi dei carburanti. Nel medio termine, invece, il principale rischio resta il pass-through dei maggiori costi energetici verso prezzi alla produzione e inflazione al consumo. Inoltre, va ricordato come la componente dei servizi core, attualmente al +3,1%, sembri aver interrotto la fase di discesa osservata nei mesi precedenti. Questo sviluppo rappresenta un ulteriore elemento di attenzione per la Federal Reserve.
In Europa il quadro appare simile ma con rischi più elevati sul fronte energetico. Ad agosto l’inflazione headline si è attestata al +3,2%, sostenuta da una componente energetica in crescita del 14,3% su base annua. L’inflazione core rimane più contenuta (+2,4%), sebbene ancora sopra il target della BCE, con la componente dei servizi ancora elevata al +3,0%. Il principale elemento di attenzione nel breve termine rimane il rischio energetico, soprattutto legato ai forti rialzi del prezzo del gas e all’impatto sulle tariffe amministrate.
Le previsioni sull’inflazione
Negli Stati Uniti le stime di inflazione sono state riviste marginalmente al ribasso, dal 3,4% al 3,3% per il 2026 e dal 2,5% al 2,4% per il 2027. In Europa è avvenuto il contrario: le attese per il 2026 restano sostanzialmente stabili al 2,9%, mentre quelle per il 2027 sono salite dal 2,2% al 2,5%, riflettendo i timori legati all’evoluzione dei prezzi energetici.

BCE e Fed: il mercato è più hawkish
Il pricing del mercato conferma un percorso più restrittivo nei prossimi mesi. Negli Stati Uniti gli investitori scontano oggi circa 33 punti base di ulteriori rialzi entro la fine del 2026 e circa 77 punti base entro la metà del 2027. In Europa le attese sono addirittura più aggressive, con circa 38 punti base di rialzi attesi entro fine 2026 e circa 86 punti base entro metà 2027.
I mercati finanziari e le prospettive
- Sui titoli governativi manteniamo un orientamento complessivamente neutrale/tattico sulla duration. All’interno dell’Eurozona vediamo valore nei Bund tedeschi, considerando il livello elevato dei rendimenti. Una de-escalation sul fronte geopolitico favorirebbe un calo più marcato dei tassi sulla parte breve della curva, grazie a minori aspettative di rialzo da parte delle banche centrali. Per contro, riteniamo più limitato il potenziale di ulteriore rialzo dei rendimenti sulla parte lunga della curva tedesca (10y e oltre), dove i tassi reali sono già particolarmente elevati. Manteniamo invece una view negativa sulla Francia, penalizzata dall’incertezza politica e dall’elevato deficit pubblico, mentre adottiamo un posizionamento neutrale sull’Italia, che nonostante il miglioramento dei fondamentali potrebbe subire effetti di contagio dalla Francia.
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Anche sui Treasury americani conserviamo una posizione neutrale/tattica: i rendimenti sono interessanti, ma il confronto tra inflazione, politica fiscale e credibilità della Federal Reserve potrebbe continuare a generare volatilità nel breve termine. Confermiamo invece una view positiva sul debito emergente in valuta locale nei Paesi caratterizzati da tassi reali particolarmente elevati.
- Sul credito manteniamo una valutazione positiva. Gli spread offrono poco margine di ulteriore compressione, ma il livello dei rendimenti e la solidità dei fondamentali continuano a rendere interessante il carry. Privilegiamo il comparto Investment Grade europeo, con preferenza per finanziari, energia e utilities, mentre rimaniamo prudenti sui settori più sensibili ai tassi e ai costi energetici. Continuiamo inoltre a preferire la parte breve e intermedia delle curve rispetto alle scadenze più lunghe.
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Sull’azionario posizionamento cautamente positivo, continuiamo a privilegiare Stati Uniti ed Eurozona. Negli Stati Uniti riteniamo che la forte crescita degli utili continui a rappresentare il principale supporto per il mercato. In Europa vediamo ancora opportunità nei settori capaci di beneficiare di un contesto caratterizzato da tassi elevati e inflazione persistente. A livello settoriale confermiamo quindi una preferenza per tecnologia, banche, utilities e titoli auriferi, questi ultimi con un’ottica maggiormente orientata al medio periodo dopo i forti rialzi registrati ad agosto. Manteniamo invece un approccio più prudente verso i settori dei consumi, maggiormente esposti al rallentamento della domanda e al rialzo dei costi energetici.

