Monteverro, una storia ricca di fascino e spirito imprenditoriale; un’azienda-gioiello di 50 ettari sulla Costa d’Argento, a metà strada tra lo storico paese di Capalbio e il mar Tirreno

Sono i primi anni del secondo millennio, quando Georg Weber, fresco di laurea alla Business e Management School di Losanna, decide di passare da appassionato collezionista di bottiglie pregiate a produttore di vini di eccellenza.

Toscana, colpo di fulmine

Un amore incondizionato lega Georg alla Toscana, una terra che non ha bisogno di presentazioni; la preferenza cade su una zona di confine, a metà strada tra Capalbio e il mare, in un’area collinare particolarmente favorevole, circondata da oliveti secolari e da macchia mediterranea dell’ispida e selvaggia Maremma.

È il primo tassello dell’azienda Monteverro, che porta nel suo nome l’essenza di questo territorio ricco di carattere, dove ‘verro’ è sinonimo di Cinghiale, il re incontrastato della fauna locale.

Amore e passione

Il terreno giusto, la squadra di lavoro perfetta, una grande passione, una buona dose di impegno e tenacia e una proprietà “illuminata” fanno di Monteverro una realtà d’eccellenza con vigne tenute come giardini di Chardonnay, Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Merlot, Petit Verdot, insieme a Syrah e Grenache.

La proprietà si estende per più di 50 ettari ad un’altitudine sul livello del mare che dai 30 metri sale dolcemente fino agli 80. A cinque chilometri dal Tirreno, all’orizzonte si staglia verso ovest la grande sagoma del Monte Argentario, mentre a sud- est c’è la pianura, ultima propaggine di Toscana al confine con il Lazio.

Dei 50 ettari di tenuta, 35 vitati e dalla vendemmia 2018 tutti in produzione, 7600 circa le piante per ettaro per favorire un giusto lo sviluppo radicale e quindi un buon equilibrio della pianta con il suolo.

A Monteverro grande è il rispetto dell’ambiente e l’attenzione per pratiche che influiscono sulla qualità del vino, è presente un compost per riciclare tutti i sotto-prodotti della cantina.

In questa strategia “green” rientra anche l’utilizzo della confusione feromonica contro la tignola. Il metodo si basa sulla distribuzione di feromoni che bloccano o riducono l’accoppiamento degli insetti e, di conseguenza, il danno sulla coltura, senza dover ricorrere a insetticidi.

Una serie di scelte fortemente volute dalla proprietà, convinta che quello che la natura può fare da sola con i suoi organismi viventi e con la sua spontanea ricerca di equilibrio permette al terreno di esprimere al meglio il suo carattere e la sua unicità.

Nella cura della campagna, della vite, da sempre, non vengono utilizzati prodotti chimici o fitofarmaci di qualsivoglia origine.

Niente in questa cantina è lasciato al caso: un’attività certosina, un’attenzione unica nel suo genere per ogni passaggio, un lavoro “artigiano”

I vini Monteverro, photo by Leif Carlsson
I vini Monteverro, photo by Leif Carlsson

I vini

Georg Weber si è formato enologicamente sui grandi vini di Bordeaux, punto di riferimento e sua ispirazione continua. Ma il suo obiettivo è creare dei vini unici, che traggano ispirazione dai grandi Cru, ma che siano “rivisitati” alla luce del sole e del suolo tipici della Toscana del sud.

Il 2008 ha visto la prima vendemmia, con vigne giovani per potere esprimere tutta la ricchezza e la complessità a cui punta Georg; le successive raccolte promettono già grandi risultati. Nel 2011 le bottiglie di Monteverro hanno iniziato la loro strada nel mondo, con 4 diverse etichette. Oggi se ne contano 6, Monteverro, Tinata, Chardonnay, Terra di Monteverro, Verruzzo e Vermentino.

Il Monteverro, complesso ed elegante, è ottenuto da uve Cabernet Sauvignon e Franc, Merlot e Petit Verdot, risulta austero al primo approccio, ma si spiega poi in una grandissima varietà e intensità aromatica.

Il Terra di Monteverro, stesso uvaggio, ma con uve provenienti da altre parcelle, ha caratteristiche di maggiore immediatezza: è esplosivo, più accessibile, istantaneamente toscano.

Il Tinata omaggio alla madre di Georg, è a base di Syrah e Grenache. Vino sensuale, dagli aromi mediterranei e speziati di grande profondità, unisce dolcezza e potenza.

Lo Chardonnay, un vitigno a bacca bianca tra i più noti al mondo, può regalare note agrumate e una spina dorsale acida, che non è frequente trovare in Toscana. Per garantire freschezza, i filari sono orientati ovest est (tutto il resto del vigneto è nord sud), così da avere un’esposizione solare meno diretta, e la vite è stata fatta crescere più alta per evitare il riverbero di calore proveniente dal suolo. Il risultato è un vino unico, importante e di carattere, una piccola produzione con bottiglie numerate e dotate di prooftag per l’autenticazione.

www.monteverro.com