Il Giappone sta diventando una storia più ampia di rivalutazione, sostenuta da utili, governance, pricing power e crescita economica. A colloquio con Hiromi Ishihara, Head of Equity Japan di Amundi

Il Nikkei è un indice con circa il 40% concentrato in semiconduttori e hardware. Tale quota significativa ne amplifica i progressi, ma lo espone ai rallentamenti degli investimenti tecnologici. A questi livelli delle quotazioni, come valutate e gestite questo rischio
specifico?
Le azioni giapponesi sono state fortemente sostenute dal ciclo dell’intelligenza artificiale e dei semiconduttori. Il peso consistente delle aziende legate all’IA all’interno del Nikkei ha chiaramente trainato la performance, ma al tempo stesso rende l’indice più esposto a un eventuale rallentamento degli investimenti nel settore tecnologico, rispetto al mercato nel suo complesso. Ai livelli di valutazione attuali, non descriverei questa situazione come un rischio diffuso di bolla. Il tema più rilevante è piuttosto la concentrazione: un gruppo relativamente ristretto di azioni continua a rappresentare una quota sproporzionata del rialzo dell’indice e, di conseguenza, anche del suo ribasso, qualora lo slancio degli utili dovesse indebolirsi.
Detto questo, l’esposizione al settore tecnologico è più ampia dei soli vincitori diretti dell’IA. Il Nikkei comprende anche aziende più a monte della catena del valore dei semiconduttori, come quelle attive nei materiali tecnici avanzati e in altri componenti abilitanti. Si tratta di un aspetto importante perché il ciclo dell’IA non si esaurisce con la spesa in conto capitale degli hyperscaler, ma si estende all’intero ecosistema. Dal punto di vista degli investimenti, l’approccio corretto non consiste nell’accantonare il tema, bensì nel distinguere tra le aziende con una solida capacità strutturale di generare utili e quelle semplicemente esposte all’andamento di breve periodo. In un mercato più attento alle valutazioni, la selettività è fondamentale.
Al di là del peso della componente tecnologica legata all’AI, ritenete che il Nikkei possa contare sul contributo di forze strutturali per proseguire il trend rialzista?
Al di là dell’IA, diversi fattori strutturali continuano a sostenere le azioni giapponesi nel medio-lungo periodo. Gli utili restano solidi e l’ultima stagione delle trimestrali è stata costruttiva in diversi settori, con i nomi legati all’IA ancora in testa ma con una partecipazione più ampia. Sul piano geopolitico, il Giappone finora è riuscito a contenere le principali perturbazioni delle catene di fornitura, anche se le pressioni sui costi restano presenti. Il pricing power sta quindi diventando un elemento di differenziazione sempre più importante. Le società in grado di trasferire l’aumento dei costi ai clienti — o, meglio ancora, di riprezzare grazie a innovazione, qualità del servizio e guadagni di produttività — meritano multipli di qualità più elevati.
Anche la seconda fase della riforma del TOPIX resta sottovalutata. Il prossimo ribilanciamento ordinario potrebbe porre circa 680 aziende in una fase transitoria. Nel tempo, ciò potrebbe ridurre il numero di componenti del TOPIX a poco meno di 1.000. Insieme alla revisione del Corporate Governance Code, questo va nella direzione di una maggiore efficienza del capitale e una pressione crescente sulle aziende meno performanti affinché migliorino o escano dal listino.
Anche il contesto macroeconomico è altrettanto favorevole. La domanda di investimenti in beni strumentali dovrebbe rimanere solida, sostenuta da investimenti orientati a migliorare la produttività, dalla domanda di sostituzione di macchinari obsoleti e da una più ampia spinta verso una maggiore efficienza operativa. Se la strategia di crescita del nuovo governo sarà attuata con rigore di bilancio, ciò potrebbe trasformarsi in un vero e proprio fattore favorevole di tipo strutturale, anziché essere un impulso di politica economica di breve durata. Il Giappone beneficia dunque non solo del ciclo tecnologico globale, ma anche dei propri driver di crescita interni.
Per gli investitori attivi, è proprio per questo che il Giappone non andrebbe osservato soltanto attraverso la lente del Nikkei. Il mercato più ampio offre un ventaglio di opportunità più esteso, soprattutto nei settori industriali orientati al mercato domestico, nei beni strumentali, nelle infrastrutture, nella resilienza delle catene di fornitura e in alcune azioni SMID cap selezionate. In sintesi, il Giappone non è più soltanto un tema legato a IA e semiconduttori. Sta diventando una storia più ampia di rivalutazione, sostenuta da utili, governance, pricing power e crescita economica interna — ed è questo a renderlo interessante come opportunità di diversificazione per gli investitori globali.

