Domani sera, a Wall Street già chiusa, Nvidia pubblica i conti del secondo trimestre fiscale 2027, chiuso a fine luglio. Articolo tratto da Asset Intelligence – Il quotidiano fatto con l’AI

È l’ultima dei “Magnifici Sette” a presentarsi in questa stagione, e il suo non è un esame come gli altri: con una capitalizzazione di 5.050 miliardi di dollari, Nvidia è la più grande società quotata al mondo e pesa da sola circa l’8% dell’indice S&P 500, più di Apple. Chiunque possieda un fondo indicizzato ha una posizione su questi conti, anche se di solito non la pensa così.

La vigilia si è chiusa con un sospiro di sollievo. Martedì il titolo ha guadagnato il 2,2% a 213,05 dollari, interrompendo una serie di sette sedute consecutive di ribasso, all’interno di un rimbalzo generale dei semiconduttori favorito dal calo del petrolio e dei rendimenti obbligazionari. Il bilancio dell’anno resta però tiepido per gli standard della società: da inizio 2026 il titolo guadagna circa il 13%, a metà classifica tra i grandi nomi del listino.

Numeri attesi fuori scala

I numeri attesi sono, come sempre con Nvidia, fuori scala. Il consenso degli analisti indica ricavi per 92,2 miliardi di dollari, in crescita del 97% sull’anno e del 13% sul trimestre, contro una guidance aziendale di 91 miliardi. L’utile per azione rettificato è atteso a 2,09 dollari, praticamente il doppio degli 1,05 di un anno fa, con un margine lordo intorno al 75%. Nel primo trimestre i ricavi erano stati 81,6 miliardi, in crescita dell’85%, con il data center a fare da motore pressoché unico.

Ma il vero esame non è il trimestre appena chiuso: è la guidance sul prossimo. Qui l’asticella sale: Wall Street vuole un’indicazione sopra i 103 miliardi per il terzo trimestre e, secondo diversi osservatori, niente sotto i 105 farà davvero colpo. Il precedente recente ammonisce: in questa stagione parecchie società di semiconduttori hanno battuto le stime e sono scese lo stesso, perché i risultati mancavano le aspettative più ottimistiche. Goldman Sachs fotografa il problema: gli investitori sono “quasi universalmente lunghi” alla vigilia, il che alza il grado di difficoltà di qualunque comunicazione sul secondo semestre.

Le incognite Vera Rubin e Cina

Le incognite vere sono due. La prima si chiama Vera Rubin, la nuova architettura che deve raccogliere il testimone di Blackwell: Nvidia la dichiara già in produzione, con disponibilità presso i partner nella seconda metà del 2026. Il mercato cercherà conferme sui tempi e, soprattutto, il segnale ideale: Blackwell Ultra ancora in scarsità di offerta, mentre Rubin avanza nei tempi previsti. Le transizioni di architettura costano margine prima di generarlo, ed è qui che quel 75% atteso diventa il numero più politico del comunicato.

La seconda incognita è la Cina, dove il quadro è cambiato più in fretta dei report degli analisti. Dopo mesi di blocco, di fatto in seguito alle nuove regole di licenza di gennaio, ByteDance e Tencent hanno ricevuto nelle ultime settimane circa 10.000 chip H200 ciascuna: è il primo vero disgelo, anche se i volumi restano intorno al 13% del tetto autorizzato dalle licenze. Il punto contabile è decisivo: Nvidia ha messo in guidance zero ricavi cinesi da calcolo per data center, quindi tutto ciò che arriva da Pechino è upside non modellato. Una guidance da 105 miliardi con poca Cina dentro varrebbe molto più dello stesso numero gonfiato da qualche miliardo di ricavi cinesi.

Opzioni caute

E poi c’è il paradosso della vigilia, forse il dato più rivelatore. Il mercato delle opzioni prezza un movimento post-risultati di appena il 5,7% in su o in giù: il più piccolo degli ultimi 16 trimestri. La storia recente dà ragione alla calma, perché in sette degli ultimi otto appuntamenti il titolo si è mosso meno di quanto implicito nei prezzi. Ma la calma è relativa: su una società da 5 mila miliardi, il 5,7% vale circa 280 miliardi di dollari, più dell’intera capitalizzazione di nove società su dieci dell’S&P 500. E quando la compiacenza incontra una sorpresa vera, i movimenti reali tendono a superare nettamente il perimetro atteso.

La classe, insomma, dorme tranquilla la notte prima dell’esame più importante dell’anno: aspettative altissime sui fondamentali, volatilità attesa ai minimi. È una combinazione che non si vedeva da tempo, e che ha due letture possibili. La prima: il mercato conosce ormai a memoria il copione di Jensen Huang e sa che l’interrogazione andrà bene. La seconda: la classe ha semplicemente smesso di studiare. Domani sera, a mercati chiusi, sapremo se era maturità o distrazione.