Il sentiment a più lungo termine nei confronti dell’oro rimane positivo. la recente debolezza rappresenta una pausa all’interno del più ampio trend rialzista del metallo prezioso. Peter Kinsella, Head of Investment Services UK, Union Bancaire Privée (UBP)

L’aumento generalizzato dei rendimenti nominali obbligazionari accresce il costo opportunità del detenere posizioni lunghe sull’oro. Lo spostamento al rialzo delle aspettative di aumento dei tassi riflette sia le pressioni inflazionistiche effettive che quelle anticipate, con l’inflazione corrente negli Stati Uniti che negli ultimi mesi è salita verso un tasso annualizzato del 4%.
La decorrelazione registrata lo scorso anno tra le aspettative sui tassi reali (rendimenti dei TIPS USA a 10 anni) e l’oro non si è mantenuta. Il recente aumento dei rendimenti dei TIPS a dieci anni ha pesato sui prezzi dell’oro, in linea con la relazione storica secondo cui aspettative di tassi di interesse reali più elevati favoriscono tipicamente il calo dei prezzi dell’oro. Le stime del modello suggeriscono che un aumento dell’1% dei rendimenti dei TIPS è coerente con un calo dei prezzi spot di poco superiore a 100 dollari l’oncia. La domanda cruciale per l’oro è se l’aumento dei rendimenti dei TIPS si rivelerà duraturo: l’analisi attuale non punta in quella direzione.
L’aumento dei rendimenti al di sopra del 5% sul tratto a lunghissimo termine della curva (30 anni) sia negli Stati Uniti che nel Regno Unito non rappresenta, di per sé, uno sviluppo negativo per l’oro. Il tema della causalità è fondamentale: l’aumento dei rendimenti sul segmento a lungo termine riflette i timori di un’inflazione persistente — il che è positivo per l’oro in termini di effetto composto— nonché le preoccupazioni relative a livelli di indebitamento eccessivi, che forniscono un sostegno marginale a breve termine al metallo giallo.
Hormuz, un tassello fondamentale
Il principale catalizzatore a breve termine per l’oro – e più in generale per le aspettative sui tassi delle banche centrali – rimane la risoluzione della questione della chiusura dello Stretto di Hormuz. Lo scenario di base è che il calo delle scorte sul mercato petrolifero dovrebbe diventare sempre più marcato nelle prossime settimane, costringendo a una risoluzione della situazione in un modo o nell’altro.
Una tale risoluzione comporterebbe diverse implicazioni immediate: probabilmente ridurrebbe i rendimenti a breve termine, poiché le banche centrali sarebbero in una posizione migliore per guardare oltre le dinamiche inflazionistiche dal lato dell’offerta; e probabilmente comporterebbe un leggero indebolimento del dollaro, fornendo un supporto al rialzo marginale per l’oro.
Cambia la domanda
Si prevede che gli acquisti delle banche centrali aggiungeranno circa 800 tonnellate alle riserve globali nel 2026, il che dovrebbe continuare a limitare rischi di ribasso significativi per il metallo giallo. Nonostante diverse voci su vendite aggressive da parte delle banche centrali nel primo trimestre, gli ultimi dati del World Gold Council non confermano questa ipotesi.
Le stime relative alla domanda di monete e lingotti rimangono invariate, con una domanda fisica sul fronte retail che dovrebbe attestarsi a circa 1.400 tonnellate per l’anno. Il rischio principale per questa componente della domanda è la recente decisione dell’India di aumentare al 15% la tassa sulle importazioni di oro.

