Diego Franzin, Head of Portfolio Strategies Plenisfer Sgr, analizza i fattori a support del recupero della quotazione dell’oncia e i potenziali rischi

oro

La lettura tradizionale lega l’oro a geopolitica, inflazione o ricerca di beni rifugio. Negli ultimi mesi, tuttavia, il mercato si è concentrato sempre di più sul rapporto tra debito pubblico americano, gestione della curva dei Treasury e andamento del dollaro.

Le recenti iniziative del Segretario al Tesoro USA, Scott Bessent, sulla parte lunga della curva sono state interpretate in prima instanza da molti investitori come un tentativo di limitare la pressione sui rendimenti a lunga scadenza e di evitare che il costo del debito continui a salire. Da qui è nata la narrativa secondo cui una parte dell’aggiustamento necessario per gestire gli squilibri fiscali statunitensi potrebbe arrivare attraverso un dollaro più debole piuttosto che tramite rendimenti significativamente più elevati. È in questo contesto che il binomio “dollaro giù, oro su” si è affermato nelle scorse settimane come una delle principali chiavi di lettura del rialzo dell’oro.

Gli sviluppi delle ultime sedute hanno però ricordato agli investitori che il quadro non dipende soltanto dalla politica fiscale. A Jackson Hole il presidente della Federal Reserve, Kevin Warsh, ha ribadito la priorità del controllo dell’inflazione e l’indipendenza della banca centrale rispetto alle esigenze del Tesoro. Il mercato ha interpretato il suo intervento come un segnale di credibilità e disciplina monetaria, riducendo i timori che la Fed possa essere costretta a seguire politiche troppo accomodanti per facilitare il finanziamento del deficit pubblico. La reazione è stata immediata: il dollaro si è rafforzato, i rendimenti reali sono risaliti e l’oro ha corretto parte dei guadagni accumulati nelle settimane precedenti.

Questo movimento non invalida la tesi strutturale favorevole all’oro, ma evidenzia come il percorso difficilmente sarà lineare. Finché il mercato percepirà una Federal Reserve determinata a preservare la stabilità dei prezzi e la propria indipendenza, il dollaro potrà trovare sostegno e l’oro potrà attraversare fasi di consolidamento anche significative.

Allo stesso tempo, restano presenti diversi fattori di supporto di più lungo periodo. La domanda fisica continua a essere robusta. In Cina le importazioni rimangono sostenute e le autorità continuano a sviluppare strumenti e infrastrutture che favoriscono l’accumulo di oro fisico all’interno del sistema finanziario. Anche le banche centrali restano acquirenti strutturali molto importanti, contribuendo a creare una base di domanda relativamente indipendente dai flussi finanziari occidentali.

Un altro elemento spesso sottovalutato riguarda l’India, dove le famiglie detengono circa 25.000 tonnellate di oro. L’aumento del valore di questo patrimonio può tradursi in maggiore capacità di spesa e accesso al credito, generando effetti economici reali in una delle economie emergenti più importanti al mondo.

Il principale elemento di cautela riguarda invece il posizionamento degli investitori. Il consenso rialzista sull’oro resta elevato, la volatilità implicita è ancora sostenuta e diversi indicatori di positioning rimangono vicini agli estremi storici. Questo suggerisce che, nonostante i supporti strutturali restino intatti, il mercato possa continuare a essere vulnerabile a correzioni e prese di profitto nel breve termine.