Il boom dello scisto ha spezzato il legame tra petrolio e dollaro trasformando gli Stati Uniti in un esportatore netto. David A. Meier, Economist, Norbert Rücker, Head Economics and Next Generation Research, Julius Baer

La geopolitica ha riacceso il dibattito sul petroldollar, ma il suo declino deriva dall’innovazione, non dalla strategia. Le sanzioni contro la Russia e l’Iran favoriscono il commercio di petrolio in valute diverse dal dollaro, che rimane tuttavia un settore di nicchia. Infine, il predominio del dollaro statunitense si basa su solide fondamenta finanziarie e istituzionali, non sul petrolio, e la quota del commercio mondiale di petrolio è modesta rispetto ai volumi delle transazioni in valuta estera.
L’intervento degli Stati Uniti in Venezuela e le recenti azioni contro l’Iran hanno dato maggiore risalto alla narrativa del petroldollar
Questa narrativa ipotizza un legame tra il petrolio e il dollaro statunitense, sospetta l’esistenza di una strategia nascosta dietro le azioni degli Stati Uniti ed allude al tema più ampio della de-dollarizzazione. I fatti indicano effettivamente la fine del sistema del petroldollar, ma non necessariamente per ragioni geopolitiche. Piuttosto, tale sistema è stato semplicemente superato dall’innovazione. Il boom del petrolio di scisto ha creato un’abbondanza di offerta che ha messo sotto pressione i prezzi e ha trasformato gli Stati Uniti da importatori netti di petrolio a esportatori netti. Di conseguenza, la correlazione tra il dollaro statunitense e i prezzi del petrolio è parzialmente passata da negativa – una caratteristica dell’era del petroldollar – a positiva. Questi sviluppi suggeriscono che il petroldollar non può essere ripristinato solo attraverso l’egemonia.
Il conflitto odierno sembra slegato da questo nuovo regime petrolio/dollaro
Le sanzioni occidentali contro la Russia e l’Iran hanno alimentato il cosiddetto “mercato petrolifero dei paria” e incoraggiato il commercio di petrolio in altre valute. Tuttavia, questo commercio rimane un fenomeno di nicchia e riflette una necessità economica piuttosto che una strategia geopolitica. È dubbio che ciò contribuisca alla de-dollarizzazione. Sebbene sia osservabile una tendenza alla de-dollarizzazione, la diversificazione dal dollaro statunitense procede lentamente e non implica necessariamente la fine del bigliettone verde come valuta di riserva globale. Infine, il dominio del dollaro statunitense ha fondamenta sistemiche finanziarie, istituzionali e geopolitiche, e non sul petrolio. Per il momento, queste fondamenta rimangono poco messe in discussione. In termini di volumi di transazione, l’attività regolare di trading sul mercato valutario supera di gran lunga le dimensioni del mercato petrolifero globale, smentendo la convinzione che un calo del commercio di petrolio denominato in USD possa svalutare in modo significativo il tasso di cambio del dollaro.

