Norbert Rücker, Head Economics and Next Generation Research, Julius Baer

Sembra esserci una calamita sotto i 70 dollari che continua ad attirare verso il basso i prezzi del Brent. Le ostilità del fine settimana hanno avuto un impatto limitato e il petrolio continua a defluire dal Golfo. L’equilibrio del mercato sembra essere passato da una situazione di deficit a una di surplus, almeno considerando il petrolio disponibile in mare. Detto ciò, il brusco cambiamento del sentiment di mercato e il rapido passaggio degli hedge fund da posizioni lunghe a posizioni corte sul mercato dei futures hanno esercitato una pressione significativa sui prezzi. Sebbene questo fattore possa presto esaurire i suoi effetti, il mercato petrolifero sta rapidamente entrando nella sua nuova-vecchia normalità, caratterizzata da abbondanza di offerta e concorrenza tra i produttori.

 

Sembra esserci una calamita sotto i 70 dollari per i prezzi del petrolio – in particolare per il benchmark Brent. Sebbene il quadro di domanda e offerta sia cambiato rapidamente con la veloce ripresa dei transiti attraverso lo Stretto di Hormuz, il brusco cambiamento del sentiment di mercato ha molto probabilmente aggiunto un’ulteriore forte pressione sui prezzi del petrolio.

Nelle ultime settimane il sentiment si è notevolmente raffreddato e, in particolare, gli hedge fund sono passati rapidamente da posizioni lunghe a posizioni corte sui contratti futures. Cambiamenti di posizionamento di questo tipo tendono a influenzare i prezzi nel breve termine e, in ultima analisi, riflettono un cambiamento nella percezione dell’equilibrio tra domanda e offerta del mercato. Con il petrolio che continua a defluire dal Golfo, l’equilibrio del mercato è probabilmente passato da una situazione di deficit a una di surplus, almeno considerando il petrolio disponibile in mare. Le petroliere che stanno lasciando il Medio Oriente raggiungeranno le rispettive destinazioni in Asia e altrove nell’arco di alcune settimane e, a quel punto, contribuiranno a trasformare anche il deficit delle scorte in un surplus. È importante sottolineare che, secondo le fonti che consultiamo, il traffico in ingresso di petroliere vuote dovrebbe consentire, in futuro, elevati livelli di traffico in uscita di petroliere cariche.

Continuiamo a ritenere che il deficit delle scorte globali causato dalla guerra in Iran sia molto inferiore rispetto a quanto stimato dall’International Energy Agency.

Anche l’elevata domanda di prodotti petroliferi statunitensi dovrebbe attenuarsi e sarà il tempo a dire quanto sarà necessario affinché le esportazioni tornino ai livelli precedenti alla crisi, un aspetto che dipenderà dalla durata degli eventuali contratti di fornitura sottoscritti dai trader. Diversi elementi confermano questo forte deflusso di petrolio. I produttori del Medio Oriente hanno ridotto i premi applicati al proprio greggio. I volumi di petrolio iraniano stoccati in mare al di fuori dello Stretto di Hormuz sembrano essere in aumento, in cerca di acquirenti dopo l’alleggerimento delle sanzioni concesso dagli Stati Uniti. A ciò si aggiunge la ripresa delle esportazioni di greggio russo, insieme al recupero della produzione kazaka, mentre gli attacchi ucraini alle raffinerie stanno frenando la domanda interna.

Il mercato petrolifero si sta normalizzando e lungo il percorso non mancheranno degli intoppi. Resta incerto come verrà gestito in futuro il traffico commerciale attraverso lo Stretto di Hormuz. Riteniamo che prevarrà il pragmatismo, perché l’Iran è consapevole dei propri limiti, che rischiano di allontanare gli acquirenti asiatici dai quali dipende economicamente. Nel frattempo, con gli Emirati Arabi Uniti che hanno aperto un ulteriore oleodotto che bypassa lo Stretto, l’Iraq che guarda con maggiore determinazione che mai a un nuovo collegamento verso il Mediterraneo e una disponibilità crescente di petrolio a prezzi competitivi al di fuori del Medio Oriente, il ruolo dello Stretto di Hormuz come punto di strozzatura si sta lentamente riducendo.

Sebbene il cambiamento del sentiment di mercato possa presto esaurire i suoi effetti e la pressione sui prezzi derivante da questo fattore possa attenuarsi, restiamo fiduciosi nella nostra convinzione che il mercato petrolifero tornerà verso un surplus, potenzialmente ancora più marcato, il prossimo anno. Per questo motivo, manteniamo una posizione prudente.