Il tasso di crescita del Pil di Taiwan nel primo trimestre si è attestato al 13,7%, confermando la resilienza del settore semiconduttori. Chris Iggo, Chief Investment Officer AXA IM Core, BNPP AM

I mercati hanno anticipato la politica. Dopo il minimo del 30 marzo, l’MSCI World ha registrato forti rialzi sostenuti da due fattori: la convinzione che il conflitto avrebbe avuto effetti limitati sull’economia globale e il boom degli investimenti legati all’AI. Gli investitori hanno scommesso sul primo tema con fiducia crescente, e non vogliono restare fuori dal secondo.
Il “trade sull’AI” viene spesso definito concentrato. In parte è vero, ma in realtà rappresenta il motore della riorganizzazione economica globale dei prossimi decenni. Non a caso, nelle ultime settimane diversi indici hanno segnato nuovi massimi grazie ai titoli tecnologici, tra cui S&P 500, Nasdaq, KOSPI coreano, indice principale taiwanese e Nikkei 225 giapponese.
I titoli migliori sono quelli dei produttori di semiconduttori e componenti correlati, fornitori di apparecchiature elettriche, circuiti e infrastrutture di comunicazione. Il fenomeno è noto, ma la portata di quanto sta accadendo è incredibile. Nel report sul PIL statunitense del primo trimestre, gli investimenti fissi in “attrezzature per la proprietà intellettuale” sono cresciuti del 24,3% su base annua; senza tale componente, la crescita del PIL sarebbe stata dell’1,4% contro il 2,7%.
E, giusto per aggiungere un altro numero spettacolare, la crescita del PIL di Taiwan nel primo trimestre è stata del 13,7%. Sembra quindi esserci poco motivo per scommettere contro il tema dell’AI nelle sue diverse declinazioni. Vi sono dunque pochi motivi per scommettere contro il tema dell’IA. Le azioni asiatiche e le strategie azionarie specializzate sulla tecnologia sembrano destinate a rimanere i veicoli a più alto beta per beneficiare di questa dinamica.
Obbligazionario: un contesto di rendimenti più elevati
Nel reddito fisso, i rendimenti restano elevati. Continuano a sovraperformare gli strumenti short duration, inflation-linked e il credito ad alto rendimento, mentre le obbligazioni a lunga scadenza rimangono esposte al rischio di repricing in presenza di inflazione persistente o deterioramento dei conti pubblici. Il credito ha tuttavia mostrato notevole resilienza: molti indici corporate hanno sovraperformato benchmark governativi o swap ad aprile, favorendo un’ulteriore compressione degli spread. Solo una revisione significativamente più favorevole delle prospettive di crescita e tassi di interesse potrebbe sostenere i rendimenti dei titoli governativi a lunga scadenza.
Stretto di Hormuz: Accordo, sì o no?
Un’escalation del conflitto resta possibile, ma meno probabile rispetto a poche settimane fa. Si parla meno di interventi militari diretti o di controllo dell’isola di Kharg, gli Usa hanno ridimensionato il progetto di protezione delle navi non iraniane nel Golfo (il cosiddetto Project Freedom) e il Segretario di Stato Rubio ha suggerito che l’operazione Epic Fury sia conclusa.
Gli investitori tendono a considerare le scadenze negoziali come poco significative e, con il vertice Usa-Cina in arrivo e le elezioni di mid-term sempre più vicine, vi sono motivi per attendersi una significativa de-escalation. Potrebbe così iniziare una graduale normalizzazione dei mercati energetici.
Il prossimo banco di prova: il vertice USA – Cina
Il prossimo test per i mercati potrebbe essere il vertice USA-Cina, con particolare attenzione ai settori sensibili come semiconduttori e terre rare. Un esito collaborativo rappresenterebbe un ulteriore elemento positivo per gli investitori. Ma si tratta di un rapporto complesso, soprattutto perché negli ultimi mesi gli alleati degli Stati Uniti hanno avvicinato la Cina in risposta a un clima meno cordiale nei confronti dell’America.

