A cura della Strategy Unit di Pictet Asset Management

Le obbligazioni sembrano destinate a riemergere come un valido elemento di diversificazione all’interno del portafoglio. I rendimenti, che negli ultimi mesi si sono mossi più o meno in linea con il prezzo del petrolio, ora sembrano reagire con un certo ritardo. In altre parole, i rendimenti non sono scesi quanto ci si sarebbe aspettato alla luce del recente e marcato calo del prezzo del petrolio. Se questa anomalia dovesse riassorbirsi, ipotesi che riteniamo probabile nel tempo, le obbligazioni appariranno interessanti ai livelli attuali e potrebbero contribuire a diversificare i rischi nei portafogli bilanciati.
Nell’ambito delle obbligazioni, preferiamo concentrarci sulle asset class che offrono un carry più elevato. Riteniamo che alcune delle migliori opportunità siano rappresentate dalle obbligazioni in valuta locale dei mercati emergenti, una delle asset class a reddito fisso più convenienti secondo le nostre metriche di valutazione. Ovviamente un prezzo conveniente non è sempre un valido motivo per acquistare, ma in questo caso coincide con fondamentali solidi.
I Paesi in via di sviluppo hanno dimostrato una notevole resilienza di fronte al recente shock dei prezzi del petrolio e il contesto macroeconomico sta migliorando, sostenuto dalla domanda di metalli industriali e semiconduttori. Prevediamo un’espansione delle economie emergenti del 4,1% quest’anno, al di sopra del loro potenziale a lungo termine, ampliando il divario di crescita rispetto ai Paesi sviluppati a 270 punti base, rispetto ai 240 punti base previsti per il 2025.
I fondamentali finanziari sono migliorati in modo significativo dalla crisi finanziaria globale, con un debito estero inferiore, saldi delle partite correnti più solidi e una politica monetaria più credibile da parte delle banche centrali. Le valutazioni convenienti, dunque, rafforzano ulteriormente le argomentazioni a favore del mantenimento di una posizione di sovrappeso.
Nei mercati dei cambi, manteniamo una posizione di sovrappeso sullo yen, la valuta più conveniente nel nostro modello, sebbene con minor convinzione. Con lo yen vicino ai minimi degli ultimi 40 anni rispetto al dollaro e con le posizioni short sullo yen ai livelli più elevati dal 2024, riteniamo altamente probabile un intervento della banca centrale a sostegno dello yen, con la possibilità che si tratti di un’azione congiunta Giappone‑USA. Rispetto alle altre valute, ci aspettiamo che il dollaro rimanga sostanzialmente stabile, con una tendenza al rialzo nel breve termine, sostenuto dalla resilienza dell’economia statunitense. Nel lungo termine, tuttavia, riteniamo che il mondo diventerà gradualmente meno dipendente dal dollaro.
Panoramica dei mercati globali: apprezzamento del dollaro, correzione dell’oro

Giugno è stato un mese ricco di record per i mercati finanziari. Il dollaro è salito al massimo degli ultimi 13 mesi rispetto a un paniere ponderato per gli scambi commerciali, in quanto gli investitori si sono preparati alla possibilità di aumenti dei tassi d’interesse da parte della Fed per scongiurare le pressioni inflazionistiche.
I guadagni del biglietto verde sono stati particolarmente pronunciati rispetto allo yen, che è sceso ai minimi degli ultimi 40 anni. La crescente probabilità di aumenti dei tassi statunitensi ha contrastato con i timori che la Bank of Japan possa non agire tempestivamente per combattere l’inflazione, soprattutto alla luce dei massicci piani di investimento del governo giapponese.
La prospettiva di un aumento dei tassi da parte della Fed è stata una cattiva notizia per l’oro, un asset che non genera rendimento. I prezzi dell’oro sono scesi al di sotto di 4.000 dollari all’oncia, registrando la maggiore perdita trimestrale da oltre un decennio. I dati sui flussi hanno mostrato una scarsa domanda di ETF sull’oro da parte degli investitori retail, insieme a un aumento delle posizioni short nel metallo prezioso da parte degli hedge fund.
I prezzi del petrolio hanno subito una correzione per il secondo mese consecutivo, scendendo del 20,7% a giugno e continuando a invertire i recenti rialzi legati alle tensioni geopolitiche, dopo la firma di un fragile accordo di pace tra Stati Uniti e Iran.
Le azioni e le obbligazioni globali sono rimaste ampiamente invariate nel mese, con i dati aggregati che nascondono una significativa divergenza tra settori e regioni.
I titoli energetici hanno perso il 5,4%, trainati al ribasso dal calo dei prezzi del petrolio. Le azioni finanziarie hanno registrato un rally del 4,5%, beneficiando delle aspettative di tassi più elevati, di una migliore dinamica degli utili e di una maggiore attività nei mercati dei capitali.
Il valore dei giganti tecnologici “Magnificent Seven” è sceso di circa 2,3 miliardi di dollari rispetto ai livelli di fine maggio, in quanto gli investitori hanno iniziato a temere per la sostenibilità dell’ondata di spesa in conto capitale (capex) legata all’IA. Tuttavia, i titoli dei semiconduttori hanno continuato a essere richiesti, permettendo alla Corea, uno dei principali produttori globali, di posizionarsi al vertice per la migliore performance del mercato azionario regionale.
La forte domanda di chip ha contribuito anche a sostenere il mercato azionario dell’eurozona, che ospita colossi come ASML, STMicroelectronics e Infineon. Lo STOXX 600 paneuropeo ha toccato un nuovo record intraday nell’ultima seduta del mese, sostenuto anche da migliori prospettive economiche.
Anche le azioni giapponesi hanno registrato un rialzo dell’1,8%, con prospettive economiche sostenute dallo stimolo fiscale e dal miglioramento della domanda interna.
Nel reddito fisso, le prospettive di una Fed più aggressiva hanno spinto verso l’alto i rendimenti dei Treasury a più breve scadenza. I mercati ora prezzano una probabilità pari a circa un terzo di un rialzo dei tassi USA a luglio.
In sintesi: le obbligazioni tornano a offrire un valido elemento di diversificazione, con le opportunità migliori concentrate nel debito emergente in valuta locale, sostenuto da fondamentali solidi e da un contesto macro in miglioramento. Sul fronte valutario, il dollaro ha toccato i massimi da 13 mesi mentre lo yen scende ai minimi degli ultimi 40 anni, aprendo la strada a un possibile intervento delle banche centrali. A giugno il quadro resta caratterizzato da una marcata divergenza tra settori: bene i finanziari e la tecnologia asiatica legata ai semiconduttori, in difficoltà l’energia e l’oro, quest’ultimo penalizzato dalle attese di rialzo dei tassi Fed.

