Ricalibrazione è la parola d’ordine per il 2026. Il predominio politico implica la ricerca di una corretta diverificazione tra asset class e settori. Peter De Coensel, global head investment management di Indosuez Wealth Management

diversificare

In un mondo in continua trasformazione, la velocità del cambiamento cui si sta assistendo è probabilmente superiore a quanto previsto, all’interno del quale si inserisce la geopolitica.  “L’economia globale e i mercati finanziari stanno attraversando una fase caratterizzata dal predominio politico (…) In questo contesto, la sfida principale diventa quella di ricalibrare correttamente gli investimenti tra classi di attivi e settori”, è quanto suggerisce Peter De Coensel, global head investment management di Indosuez Wealth Management, per l’outlook del 2026 che si intitola appunto “La grande ricalibrazione”.

Banche centrali, valute e investimenti

Ma perché parlare di ricalibrazione? Alexandre Drabowicz, global cio di Indosuez Wealth Management, nella presentazione alla stampa, ne ha spiegato le ragioni: “In un mondo che è in costante mutamento è importante che le banche centrali ricalibrino le loro politiche. Noi pensiamo che la Fed debba continuare a ridurre i tassi, così come un altro taglio dovrebbe essere fatto dalla Bce, nonostante l’istituzione abbia affermato il contrario. La Bank of Japan dovrà aumentare sì il costo del denaro, ma lo spazio a disposizione è molto limitato”. Drabowicz ha parlato di ricalibrazione del mercato valutario, adducendo, come esempio, le voci che Fed e Boj potrebbero coordinare un intervento per fermare la debolezza dello yen; se così fosse, sarebbe la prima volta dopo qualche decennio che le due istituzioni ritornano a operare insieme. C’è infine, sempre secondo il cio, anche una ricalibrazione degli investimenti nell’Ai, nella difesa e nelle infrastrutture.

Cinque messaggi per l’investitore

Alla luce di queste riflessioni, Drabowicz ha condensato la strategia d’investimento in cinque punti affinché che dovrebbero guidare un’allocazione delle risorse coerente basata su convinzioni fondamentali. Innanzitutto, sostiene, bisogna rimanere investiti nei risky asset, in particolare nel mercato azionario: lo scenario macroeconomico è favorevole, le banche centrali dovrebbero tagliare i tassi e la base del mercato allargarsi (non solo Ai, ma anche piccole capitalizzazioni). Il secondo tema è la ripresa degli investimenti da parte delle aziende. Il terzo riguarda i mercati emergenti, nei confronti dei quali la convinzione della società è elevata. Il quarto è cercare un equilibrio all’interno dei portafogli, che si traduce, ad esempio, in una copertura dell’esposizione valutaria in dollari e in esposizione all’oro, che Indosuez Wealth Management considera un investimento a lungo termine. Infine, ha suggerito Drabowicz: “Bisogna essere di mentalità aperta nel 2026 perché ci potrebbero essere delle sorprese positive”.

Uno scenario Goldilocks

La crescita resiliente (+3,1% del Pil globale rispetto a 3% nel 2025), con una accelerazione al 2,7% prevista da Indosuez Wealth Management per gli Usa, e le politiche monetarie espansive delle banche centrali (l’inflazione è vista in calo) caratterizzano un contesto favorevole per le azioni che sono suggerite in sovrappeso. In particolare, Drabowicz si attende corsi al rialzo sostenuto dall’aumento degli utili, che nel caso delle società americane è previsto del 15%, in linea con lo scorso anno. Il grande punto di domanda rimane cosa fare con il dollaro americano, ma il consiglio della casa, nella situazione attuale, è di coprire l’esposizione. Il biglietto verde rimane la valuta dominante, negli scambi commerciali, nelle transazioni finanziarie, ma l’attività di diversificazione fuori dalla divisa statunitense a favore dell’oro sta continuando. A ciò si aggiunge la volontà, soprattutto in Asia, in particolare da parte della Cina, di condurre una parte delle attività transfrontaliere usando la propria valuta.

Diversificazione

Come costruire quindi i portafogli? Ancora una volta “l’arma vincente è la diversificazione perché, per quanto lo scenario sia positivo per gli attivi rischiosi, bisogna agire con molta attenzione”, ha ricordato il cio. Circa il 40% della capitalizzazione del mercato americano è composta da 10 azioni, una concentrazione eccessiva che può essere ovviata investendo nei mercati emergenti, con l’Asia che funge da alternativa alla tecnologia americana.  L’esposizione agli Em, da parte degli investitori globali, è ancora di sottopeso e le valutazioni sono basse. In aggiunta, ci sono paesi come la Cina in cui circa 23 trilioni di liquidità in dollari giace sui conti bancari e che, potenzialmente, potrebbe finire sui mercati finanziari. Parlando sempre di risky asset, ha ricordato Andrea Germani, head of markets & investment solutions di Indosuez Wealth Management Italia, che anche il credito merita di essere preso in considerazione: l’high yield, soprattutto europeo, è considerato attrattivo, mentre rimane la cautela sui titoli governativi a lunga scadenza.