Debito venezuelano, verso un ristrutturazione? Al di là dei commenti di Trump, “far ripartire” il Venezuela è un’operazione complessa dopo oltre un decennio di mancati investimenti. Mauro Ratto, Co-Founder e Co- Chief Investment Officer, Plenisfer Investments SGR

 

Bond

Secondo le nostre stime, lo stock attuale di debito, dovrebbe collocarsi tra 190 e 200 miliardi di USD. Nell’ipotesi non così remota che i prestiti garantiti dal petrolio (prestiti bilaterali garantiti dal petrolio concessi da Cina e Russia) vengano contestati, la struttura attuale dei diritti riferibili ai creditori diventerà più confusa e conflittuale.

In definitiva, riavviare il Venezuela e gestire una ristrutturazione ordinata del suo debito estero non sarà un processo semplice; esistono già proposte sul tavolo, ma il rischio di esecuzione è molto elevato. Il nostro recovery price aggiornato per i titoli obbligazionari di PDVSA è ora nell’intorno dei 35 centesimi (rispetto ai 25 centesimi previsti a inizio 2025).

Un’ulteriore considerazione: il Venezuela produce prevalentemente petrolio pesante. Diverse tipologie di greggio generano proporzioni diverse di prodotti raffinati (benzina, diesel, carburante per aerei, ecc.), e il petrolio pesante è importante per la produzione di diesel e jet fuel. Come discusso più volte, la capacità di raffinazione statunitense include ancora molte raffinerie più datate per greggi pesanti. Nell’ultimo decennio le esportazioni di greggio venezuelano si sono spostate in modo marcato verso la Cina che ha beneficiato di prezzi fortemente scontati. Le dichiarazioni iniziali di Trump suggeriscono che le esportazioni venezuelane verso la Cina saranno consentite ma limitate in quantità, aggiungendo un’ulteriore criticità alla già tormentata relazione USA–Cina.

Oltre alle tensioni che questo creerà nei mercati dell’America Latina, la situazione è rischiosa anche per il dollaro e per l’economia statunitense. Questa dinamica rafforza la percezione degli Stati Uniti come un attore fortemente nazionalista nella gestione delle relazioni internazionali. Il percorso di crescita superiore del PIL reale statunitense si basa su un sostegno esterno costante ai deficit fiscale e commerciale. Questo episodio potrebbe intaccare lo status privilegiato riconosciuto al dollaro e, in ultima analisi, la sovraperformance relativa dell’economia statunitense, un’ipotesi remota, ma non più impossibile. Un ulteriore incentivo a diversificare il portafoglio rispetto agli asset finanziari statunitensi.