Articolo tratto da Asset Intelligence – Il Quotidiano fatto con l’AI

A otto settimane dalla più grande quotazione della storia, il primo bilancio di SpaceX racconta una società che incassa 962 milioni di dollari dai lanci e ne spende 15,8 miliardi in intelligenza artificiale. Wall Street ha applaudito i numeri e venduto il titolo. Non è una contraddizione

Ci sono aziende che in un trimestre spendono più di quanto abbiano fatturato in un anno intero. SpaceX è una di queste, e il dato non è un refuso. Nel 2025 il gruppo ha realizzato ricavi per 18,7 miliardi di dollari con una perdita netta superiore ai 4,9 miliardi. Tra aprile e giugno di quest’anno ha investito 18,37 miliardi. Tre mesi di spesa in conto capitale per pareggiare 12 mesi di fatturato: un ritmo che, applicato a qualsiasi altra società quotata, farebbe convocare un’assemblea straordinaria. Applicato a Elon Musk, ha prodotto una trimestrale sopra le attese su ogni singola riga.

Il debutto e il pentimento

Ricapitoliamo la cronologia, perché è breve e istruttiva. Il 12 giugno SpaceX si quota al Nasdaq a 135 dollari per azione raccogliendo 75 miliardi, primato assoluto. Il 16 giugno, quattro sedute dopo, il titolo segna 225,64: la capitalizzazione viaggia verso 3 mila miliardi e i gestori spiegano in televisione che si tratta dell’infrastruttura del secolo. Il 28 luglio il minimo storico a 107,01 dollari, meno 53% dal picco. Ieri, martedì 4 agosto, il titolo ha chiuso la seduta regolare a 125,33 con la capitalizzazione a circa 1.650 miliardi, nona società al mondo per valore. Nel frattempo sono evaporati oltre 1.000 miliardi: l’intera Tesla, in sei settimane, senza che accadesse nulla di particolarmente drammatico.

I conti sono usciti dopo la campana delle 16 di New York. Nelle contrattazioni fuori orario il titolo è scivolato fino a 116,70 dollari; l’ultimo scambio della sessione serale è avvenuto a 115,75, il 7,6% sotto la chiusura ufficiale. Il tutto dopo ricavi per 7,81 miliardi contro i 6,93 attesi, perdita per azione di 9 centesimi contro i 26 previsti, margine operativo lordo rettificato di 3,5 miliardi contro i 2 del consenso. Un trimestre, che qualunque direttore finanziario firmerebbe con il sangue, punito come una profanazione.

Dove sono finiti i razzi

Il motivo sta nella tabella dei segmenti, che è il vero documento politico della trimestrale. Connettività: 55% dei ricavi. Intelligenza artificiale: 33%. Spazio: 12%. Il business dei lanci, quello per cui SpaceX esiste dal 2002 e che nel primo semestre ha messo in orbita 1.041 tonnellate con 78 missioni, ha prodotto 962 milioni di fatturato e una perdita operativa di 542 milioni. Starlink, con 12 milioni di abbonati raddoppiati in 12 mesi, ha generato 1,656 miliardi di utile operativo ed è l’unico segmento in attivo dell’intero gruppo.

Tradotto: una società di banda larga satellitare finanzia un programma spaziale in perdita e una divisione di intelligenza artificiale nata dall’acquisizione di xAI, che contiene il modello Grok, la piattaforma X e alcuni data center. Chi a giugno ha comprato azioni pensando ai razzi ha comprato un operatore di telecomunicazioni con due hobby costosi. Nessuno gliel’aveva nascosto: semplicemente, nessuno gliel’aveva scritto in questo ordine.

Il conto delle schede grafiche

Dei 18,37 miliardi investiti nel trimestre, 15,8 sono andati alla divisione intelligenza artificiale, contro i 7,7 dei tre mesi precedenti. Oltre l’86% del capitale non ha toccato né un razzo né un satellite. La liquidità non manca (100 miliardi in cassa dopo il collocamento e un bond da 25 miliardi, con ordini in portafoglio per 47,5 miliardi), ma il mercato ha smesso di considerare la spesa una prova di ambizione e ha iniziato a considerarla una fattura.

Il modello di ricavo, del resto, è quello ormai familiare all’intero settore: si costruiscono i centri di calcolo e se ne affitta la capacità inutilizzata a chi sviluppa i modelli. Anthropic versa 1,25 miliardi al mese per l’impianto di Memphis da luglio, Google pagherà 920 milioni, altri 6,7 miliardi di locazioni sono attesi nei sei mesi da ottobre. Il direttore finanziario prevede che l’intelligenza artificiale diventi la prima fonte di ricavi già dal trimestre in corso. È un’ottima notizia, a patto di non chiedersi troppo insistentemente da dove arrivino i soldi di chi affitta.

La stessa sera AMD ha battuto le stime su ricavi, utili e margini, ha alzato la guidance a 13 miliardi e ha perso l’8% nel dopoborsa, con investimenti quasi tripli rispetto alle attese e flusso di cassa sceso a 1,56 miliardi dai 2,57 del trimestre precedente. Non è un caso isolato: è il nuovo criterio.

Il consenso degli analisti, si fa per dire

Gli obiettivi di prezzo attualmente in circolazione vanno da 62 a 800 dollari, media intorno a 223, con 27 raccomandazioni di acquisto contro due di vendita. Un intervallo di 13 volte, all’interno del quale trova comodamente posto l’intera storia dell’industria aerospaziale. Morgan Stanley resta positiva sostenendo che ai prezzi correnti la divisione intelligenza artificiale è valutata zero; il mercato, va detto, potrebbe essere d’accordo e volerci mettere il segno meno. Morningstar giudica il titolo correttamente prezzato e osserva che i multipli implicano decenni di attesa perché gli utili li raggiungano. Le raccomandazioni entusiaste delle banche collocatrici, com’è ormai tradizione, sono arrivate poco prima che il titolo scendesse sotto il prezzo di offerta.

Nel frattempo, gli investitori individuali hanno comprato in saldo netto ogni singola seduta dal debutto, mentre le vendite allo scoperto si sono intensificate in vista della trimestrale e della scadenza dei vincoli di indisponibilità. Bill Ackman ha definito Starlink un quasi monopolio e non ha comprato: una posizione filosoficamente interessante.

Che cosa manca

Il beta del titolo è 5,36. Non è il profilo di un’infrastruttura, è quello di un’opzione, e le opzioni hanno una scadenza. Perché la percezione cambi servono tre cose: che Starship dimostri la riusabilità completa (il tredicesimo volo di luglio ha avuto problemi di riaccensione dei motori, il prossimo tenterà la cattura dello stadio superiore con le braccia della torre), che le locazioni di capacità di calcolo producano margine e non solo fatturato, e che la fusione con Tesla di cui Musk continua a parlare resti dov’è. Il mercato ha capito che SpaceX non è ciò che pensava di comprare. Su quanto vale, si riserva.